Gazzetta di Reggio

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La testimonianza 

«Una capacità organizzativa pari alla sua forza spirituale»

C.C.

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REGGIO EMILIA. «È stato un pastore con l'odore delle pecore, che conosceva per nome una ad una, via per via, casa per casa» Sono alcune delle bellissime parole con cui ieri, don Luca Grassi, ha ricordato don Guido Mortari. Ma la dedizione e l’amore con cui don Guido ha esercitato il suo ministero va ben oltre i confini fisici della parrocchia di cui è stato non solo anima ma ancora prima artefice. A dimostrarlo il fatto che non fossero solo i parrocchiani di Sant’Agostino ad avere come riferimento don Guido.

«Ho conosciuto don Guido alla fine del ’77 – ricorda Claudio Bertani che rappresenta uno dei tanti ex giovani cresciuto in Sant’Agostino –. In realtà quella non è mai stata la mia parrocchia ma ci bazzico da quarant’anni. E ci sarà un motivo. Già, ma qual è? «Don Guido Mortari – prosegue Bertani – possedeva due qualità che difficilmente si trovano nella stessa persona: un grande senso pratico (forse derivava anche dalla sua laurea in economia e commercio) e una altrettanto immensa forza spirituale. Che ha conciliato in modo unico. Quando è arrivato in San Pellegrino ha risollevato una parrocchia che fino agli anni Sessanta era praticamente inesistente: don Guido l’ha costruita pezzo per pezzo e l’ha fatto con una concretezza e con uno spirito organizzativo incredibili. Organizzare i gruppi giovanili, le trasferte, le vacanze estive, era per lui una missione che svolgeva come se fosse la cosa più facile del mondo. Così come incredibile era l’amore che nutriva nei confronti della parrocchia e la forza della sua pastorale nei confronti dei giovani: non a caso lì, accanto a lui, tanti ragazzi amavano riunirsi perché trovavano quello che altrove non c’era».

Ma un altro aspetto ha fatto di don Guido Mortari un parroco sui generis: «Sapeva – ricorda Bertani – di non essere un grande predicatore a livello pubblico ma piuttosto un eccezionale comunicatore di sentimenti tra poca gente. Questa era la sua vera forza. Come predicatore quindi ha sempre delegato anche perché, ecco un altro suo grande pregio, non ha mai voluto primeggiare. È sempre stato volentieri dietro a spronare e a motivare le persone in modo che ognuno facesse ciò per cui era più portato. Era instancabile».

Fino a quando è riuscito a essere... instancabile? «L’operazione Idml si deve a lui ed è accaduto solo quattro anni fa. Dopo vent’anni di residenza nella sede del Seminario vescovile di viale Timavo, l’Idml (istituto diocesano di musica e liturgia) dovette trasferirsi e don Guido Mortari non ebbe dubbi ad aprire le porte dei locali della parrocchia di Sant’Agostino in via Reverberi... Poi, negli ultimi due tre anni, la memoria aveva iniziato ad abbandonarlo, e la stanchezza a farsi sentire. Rendersi conto di tutto ciò, per lui era un grande cruccio». —

C.C.

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