Addio a Sergio Rebecchi. Era la memoria del frantoio
Montecchio, aveva 85 anni ed è morto nella sua casa dopo malattia durata quasi due anni. Aveva iniziato a lavorare nel 1957, poi era diventato il capocantiere
MONTECCHIO. Si svolgeranno la mattina di lunedì 16 marzo le esequie – in forma strettamente privata, come richiesto dalle vigenti normative contro il coronavirus – di Sergio Rebecchi, l’85enne ex capocantiere del frantoio di Montecchio, morto nella sua abitazione a seguito di una malattia durata quasi due anni.
CHI ERA.Una scomparsa che lascia un grande vuoto nella comunità montecchiese, perché Rebecchi era depositario di quella memoria che ha consentito al frantoio, demolito nel 2014 e trasformato in parco fluviale, di sopravvivere alle ruspe. I racconti di Rebecchi che, in lacrime ha testimoniato a chi ha avuto la pazienza di raccogliere tutto quanto rischiava di andare perduto, sono ora patrimonio della comunità dell’intera Val d’Enza.
Il frantoio è infatti stata la ragione di vita di Rebecchi che, nonostante il lavoro piuttosto faticoso iniziato da ragazzino, non lo ha mai sentito come faticoso ma come una possibilità di dissetare la propria curiosità.
Contadino come tanti in quell’epoca, Sergio Rebecchi, entrò al frantoio nel 1957 come operaio. Dieci anni dopo, nel 1967, la malattia di quello che ha sempre chiamato il suo maestro, Armando Bertani, colui che lo aveva tolto dalla mezzadria per crescerlo come erede, portano Rebecchi a ricoprire il ruolo di capocantiere. E proprio lui, rimane l’ultimo capocantiere del frantoio che, targato CCPL, chiude i battenti nel 1988. Ventiquattro sono gli anni che Rebecchi ha trascorso in quella che ha sempre chiamato, la sua casa, perché i rapporti di lavoro che si instauravano in quella struttura di fatica ma che ha aiutato generazioni di cooperatori a vivere e costruirsi un futuro soprattutto nel dopoguerra, erano unici a ora persino incredibili.
E ora, in quell’oasi naturalistica nella quale è stato trasformato il frantoio, sono tanti gli angoli di storia che sopravvivono proprio grazie alle testimonianze di Rebecchi che nel 2014, il giorno in cui sono stati abbattuti gli ultimi edifici ancora in piedi, ormai fatiscenti, ha pianto calde lacrime.Ora, a piangerlo, oltre all’intera comunità montecchiese, sono la moglie Silva, la figlia Elisabetta, il genero Vittorio e i nipoti Andrea e Chiara.
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