È stato sconfitto dal Coronavirus Parroco e curato sono in isolamento
REGGIO EMILIA. È stato un realistico sospetto prima di diventare una drammatica realtà. Il tampone fatto a don Guido Mortari prima del suo decesso, sabato mattina al Santa Maria, è risultato positivo. Il Coronavirus non ha risparmiato il parroco emerito di Sant’Agostino che era ricoverato da una settimana per una polmonite che si è giorno dopo giorno aggravata.
Già dal momento del ricovero il parroco di Sant’Agostino, don Luca Grassi, e il vicario parrocchiale Gionatan Giordani si erano messi in autoisolamento volontario. Autoisolamento che continua per la quarantena di prassi.
Un tema, quello del Coronavirus, che don Luca Grassi non ha mai evitato di affrontare. Proprio lunedì scorso aveva inviato insieme al vicario parrocchiale un messaggio a tutti i parrocchiani di Sant’Agostino. Un messaggio che letto oggi, alla luce della morte di don Guido Mortari, assume un valore ancora maggiore.
«Ricordiamoci – recitava l’appello – che nel mondo ci sono tantissime persone che ancora oggi muoiono per una semplice diarrea, perché non ci sono presidi sanitari, che non hanno scuole degne e che possono celebrare l'eucaristia solo una o due volte all'anno e che forse moriranno di Coronavirus senza saperlo per mancanza di strutture sanitarie. Pensiamo alle numerose popolazioni che subiscono guerre e che vivono le conseguenze di ingiuste leggi economiche. Riscopriamo con vigore gli appelli di papa Francesco. Che il Signore ci apra il cuore e ci faccia sentire il gemito di queste persone, la maggior parte del mondo, che ogni giorno sale a Dio. Il Signore ci apra occhi e cuore sempre più. Non lamentiamoci inutilmente!». E ancora: «Tanti ci chiedono: vivremo le celebrazioni pasquali? I nostri figli faranno la celebrazione dei sacramenti della penitenza, dell'Eucaristia o della Cresima? Perché non fare un po’ di adorazione eucaristica a turni di uno? Permettetemi di dire che tutte queste domande devono passare in secondo piano... Sentiamo anche discorsi per cui se avessimo fede ci riuniremmo e il Signore non permetterebbe il contagio: permetteteci di dire che questi e altri discorsi simili possono essere un mettere alla prova e tentare Dio, sebbene animati da buone intenzioni. Prima di tutto e sopra ogni altra cosa la salvaguardia della vita del nostro fratello. Occasioni di preghiera non ci mancheranno. Non smetteremo di pregare se anche non potremo riunirci. Ricordiamoci di tutti coloro che in questi giorni moriranno e soffriranno, non solo per causa del corona virus. Vi vogliamo bene! », firmato don Luca e don Gionatan. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google