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Il segretario regionale della Fismu 

«Noi medici di famiglia siamo seduti su una sedia diventata incandescente»

Alessandro Chiari ; Segretario regionale Fismu Emilia Romagna

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L’OPINIONE

Alessandro Chiari

Allo scoppio della crisi epidemica i medici di famiglia hanno capito subito di essere seduti su una poltrona incandescente, rendendosi conto di essere i gestori di uno spazio ambulatoriale che, se non amministrato bene, sarebbe potuto diventare un luogo di possibile contagio. Già dal giorno tre (dopo virus) si è incominciato ad affiggere cartelli con una serie di raccomandazioni. Si è chiesto ai pazienti di recarsi in ambulatorio solo per casi di assoluta necessità, raccomandandosi che nelle sale di attesa non sostassero troppi pazienti, al fine di rispettare quella distanza di sicurezza che si è individuata come importante per evitare la forza infettiva dovuta alla “goccioline”. Le eventuali visite, e soprattutto quelle riguardanti patologie di raffreddamento e tosse, devono accedere solo previo accordo telefonico e successivo appuntamento, così come i pazienti con febbre che ci devono contattare telefonicamente e non entrare in ambulatorio spontaneamente. Personalmente ho sconsigliato l’ingresso in ogni caso a bambini sotto i 12 anni e anche le donne in gravidanza che devono telefonare prima di accedere. Stiamo anche utilizzando al massimo delle sue possibilità il fascicolo sanitario elettronico. Abbiamo anche sospeso le visite degli informatori scientifici. In questo periodo sarebbe meglio certificare a distanza basandosi sul rapporto fiduciario medico paziente. Per la nostra protezione, e per riguardo verso gli assistiti, è necessario indossare camici di protezione così come mascherine, cuffie, pedule e occhiali e tenere la giusta distanza dal paziente. In generale abbiamo visto una buona collaborazione dei pazienti. Considerando che questa emergenza potrebbe essere caratterizzata da una durata complessiva che potrebbe essere tutt’altro che breve crediamo che sia prioritario mantenere anche il medico immune da infezione per evitare di cadere in una crisi sanitaria che non riesca ad assicurare i medici di medicina generale necessari per continuare a poter curare quella parte di pazienti cronici a cui dobbiamo assicurare comunque un’assistenza di livello professionale». —

Segretario regionale

Fismu Emilia Romagna

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