«Vanno chiusi i luoghi di lavoro che non rispettano le disposizioni»
Fim, Fiom e Uilm regionali: «Tempo scaduto o si sciopera» Vecchi: «Per mettersi in regola c’è la cassa integrazione»
«Vanno chiusi subito i luoghi di lavoro insicuri. Non si può più aspettare». Si riduce a zero lo spazio sulla trattativa concessa finora dai sindacati sulla sicurezza sul posto di lavoro, e che vede come controparte le aziende. Dove non ci sono i dispositivi di sicurezza necessari o non vengono rispettate le distanze minime, bisogna adeguarsi o chiudere. Lo sottolinea il segretario reggiano della Fiom, Simone Vecchi, secondo il quale i lavoratori devono segnalare al sindacato e alla autorità pubblica tutte le situazioni di insicurezza che possono aumentare il rischio contagio. «Le aziende devono applicare il protocollo firmato sabato mattina e condividere con i delegati sindacali la gestione dell’emergenza. Se per igienizzare e mettersi in regola è necessaria una pausa, si può e quindi si deve utilizzare la cassa integrazione». Del resto la presa di posizione è corale, ribadita ieri e ancora un volta unitariamente dai metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil a livello regionale. Non bastano infatti gli esempi offerti da grandi fabbriche come Kohler e Argo Tractors, che hanno sospeso all’attività mettendo da sole a casa quasi 2mila persone in via preventiva.
«Il protocollo sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil con le parti datoriali, in colpevole assenza di un intervento diretto da parte del Governo nei confronti delle imprese per un fermo produttivo temporaneo, con l’obiettivo di definire condizioni di assoluta sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresenta certamente uno strumento utile nelle mani di Rsu ed Rls e di tutti i lavoratori – scrive ora la triplice dell’Emilia-Romagna – Gli accordi sulle fermate produttive e la riduzione della produzione per mettere in sicurezza ogni lavoratrice e ogni lavoratore, già in atto in molte aziende in regione, si devono estendere, anche utilizzando la cassa integrazione. Resistenze da parte delle aziende all’utilizzo degli ammortizzatori sociali sono da considerarsi irresponsabili e inaccettabili».
Inoltre, «fino al 22 marzo rimane in atto la mobilitazione indetta da Fim, Fiom e Uilm nazionali, proprio per determinare fermate nell’ottica di analizzare ogni singola postazione di lavoro e trovare soluzioni idonee che non lascino dubbi, perplessità, timori a ogni lavoratore nel momento in cui dovrà riprendere l’attività».
Fino al 22 marzo, quindi, «in carenza di disponibilità al confronto da parte delle aziende per trovare soluzioni organizzative condivise e soluzioni alla copertura delle giornate di fermo attraverso Cigo o ferie (esclusivamente pregresse), rimane la proclamazione dello sciopero per l’intera categoria. A partire da lunedì 16 marzo (oggi, ndr) devono essere costituiti in tutte le aziende i “Comitati per l’applicazione e la verifica delle regole del Protocollo” con la presenza di Rsu e Rls. La funzione dei Comitati di elaborazione, definizione, attuazione e verifica delle misure idonee sarà fondamentale. Indipendentemente dall’azienda in cui si lavora e dalle condizioni di sicurezza determinatesi in quello specifico luogo di lavoro, ogni lavoratore deve sapere che, se nonostante ogni eventuale garanzia posta a sua tutela, non si sentisse in una condizione di tranquillità per lavorare lo sciopero unitario nazionale è posto a sua tutela». Il protocollo precisa infatti che «la prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione». —
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