Gazzetta di Reggio

Reggio

la storia

L’Hallelujah al balcone di Corrias e famiglia incanta il mondo: visto 2 milioni di volte

Elisa Pederzoli
L’Hallelujah al balcone di Corrias e famiglia incanta il mondo: visto 2 milioni di volte

Il titolare di Pro Music dalla sua casa di Vezzano partecipa al flash mob. «Sto ricevendo migliaia di messaggi. Dicono: italiani ce la farete»

3 MINUTI DI LETTURA





VEZZANO. Hanno scelto le note struggenti e profondo dell’Hallelujah di Leonard Coen per partecipare al flash mob alla finestra che venerdì, alle 18, ha idealmente unito tutta Italia. Il video pubblicato su Facebook e su You Tube ha fatto rapidamente il giro del mondo – e non è un modo di dire – arrivando a qualcosa come 2 milioni di visualizzazioni e 43mila condivisioni. «Una cosa totalmente inaspettata».

Stefano Corrias è il titolare nonché amministratore di Pro Music Srl, una società che si occupa di service audio e video per eventi: l’ultimo importante è il concerto di Andrea Griminelli al PalaBigi lo scorso autunno, ma bisogna elencare anche il Festival della Fotografia Europea, Mundus, i concerti di Capodanno, vedi quello di Nina Zilli. Venerdì ha aperto le finestre della sua casa di Vezzano, si è messo al pianoforte e la compagna Sophie (cantante dei Sound Project, tributo ai Pink Floyd) con la piccola Frida in braccio e la giovanissima figlia Margot accanto hanno incantato il vicinato con una interpretazione emozionante di una delle canzoni moderne più toccanti. Il resto, lo ha fatto il potere di internet e dei social che hanno istantaneamente portato quei pochi delicati istanti in giro per il mondo.

«È nato tutto per caso. Ho visto che Fabrizio Bosso, che seguo come suo tecnico in giro per l’Italia, stava facendo la diretta da Roma, alla tromba, alla finestra. Ho detto: facciamo qualcosa anche noi. E ci siamo messi sul terrazzo. Ma alla vigliacchissima...», racconta.
Il risultato è stata l’esibizione intensa e magica di madre e figlia che con doti canore non certo comuni, hanno regalato al mondo 4 minuti di autentica emozione, mentre Corrias suonava il pianoforte.
«In questi due giorni, siamo stati sommersi da 10mila messaggi. Roba che di colpo siamo diventati influencer... – ride –, mi sono arrivate 2.500 richieste di amicizia. La cosa bella di questo scambio è che sono tutte persone che non conosco, estranei dai quali arrivano parole di ringraziamento. Mi scrivono che abbiamo portato loro un raggio di sole in questi giorni tristi. E arrivano da tutto il mondo, dai posti più disparati, anche dalla Colombia. Dicono: “Italiani siete grandi, ce la farete”. Sono messaggi di solidarietà».
Stefano Corrias e la sua famiglia, come tutti gli italiani, sta subendo questa clausura imposta dall’emergenza Coronavirus. Anche per la sua attività professionale è un contraccolpo che si farà sentire, anche perché gli eventi sono stati i primi a essere spenti dai decreti del governo.

«Il 23 febbraio è stato l’ultimo giorno in cui abbiamo lavorato: eravamo a Bologna, alle finali di Coppia Italia di pallavolo, un altro evento di cui ci occupiamo noi negli allestimenti. Non ci occupiamo solo di spettacoli, ma di eventi di tutti i tipi dove ci sia bisogno di un impianto audio, schermi, e altro», spiega.
«Le ditte strutturate come la nostra in questo settore si avvalgono di uno staff di lavoratori dipendenti che mandano avanti il quotidiano, il magazzino, l’amministrazione, ma gli eventi si fanno con i free lance, le Partite Iva, le cooperative di tecnici. Allora, i dipendenti sono a casa tra ferie e cassa integrazione, ma per gli altri non c’è nessun tipo di tutela. E se non fatturi, non prendi niente», racconta.

«Io – va avanti – sono sempre positivo, cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno, quando si può. Ma da imprenditore pensi a chi lavora con te e per te. E la situazione è drammatica. Se dura tue, tre settimane, un mese si può farvi fronte. Ma se continua diventa dura. Aspettiamo che il governo ci dia qualche segnale. Il nostro settore è un po’ borderline, non è industria, non è commercio, non è turismo. Siamo visti come quelli che si divertono, a me chiedono quale sia il mio lavoro vero... È vero, ci divertiamo, ma siamo professionisti, con alte competenze. Non siamo tutelati. Aspettiamo che arrivi qualche segnale che dia supporto alle Partite Ive, ma anche ai piccoli negozianti». —
<SC1038,169> RIPRODUZIONE

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google