Lo schiaffo in carcere a Da Silva mise a rischio la falsa identità
Fra le testimonianze d’epoca la lite fra Bellini e un detenuto convinto di aver colpito un brasiliano prima di scoprire che invece era la Primula Nera
REGGIO EMILIA.
Di fatto era ancora un sedicente Da Silva. Ma in molti nel carcere di Reggio Emilia erano già sicuri che dietro le false generalità brasiliane si nascondesse in realtà Paolo Bellini. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta dei primi anni ’80, dove Da Silva-Bellini viene chiamato in causa soprattutto in relazione a un episodio avvenuto in carcere: una lita fra detenuti, nel corso di una non meglio precisata partita di pallavolo, durante la quale un detenuto rifilò una sberla a Da Silva, salvo poi essere successivamente informato che in realtà lo schiaffo lo aveva dato a Bellini.
Un episodio che all’epoca sarebbe avvenuto alla presenza di numerosi detenuti, mettendo a rischio la scoperta delle false generalità della Primula Nera. E innescando anche un clima di tensioni e ritorsioni fra quanti si resero protagonisti di questo possibile svelamento, a tal punto che fra le carte dell’epoca si ipotizza che Da Silva–Bellini stesso per vendetta avrebbe minacciato di ammettere la partecipazione alla strage sua e di un suo complice, quest’ultimo resosi protagonista proprio del rischio di disvelamento.
Attraverso la comparazione delle impronte digitali rilasciate da Bellini durante il servizio militare, la reale identità della Primula Nera è stata scoperta il 13 gennaio 1982 in carcere, dopo essere stato arrestato nel 1981 proprio con il nome di Da Silva, implicato in furti di mobili antichi. Lo stesso giorno, Bellini è stato trasferito al carcere di Firenze. —
E.Spa.
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