Due corrieri con la febbre «Ci resta solo lo sciopero»
Si Cobas e Adl Cobas indicono lo stato di agitazione per il mancato stop alla Gls Trigiante: «A danno dei lavoratori mancano distanze di sicurezza e dispositivi»
REGGIO EMILIA
«Chiediamo la chiusura per almeno due settimane di tutte le attività e servizi ad eccezione di quelli essenziali, quali il rifornimento alimentare e di medicinali, dove devono essere pienamente garantite tutte le misure e dispositivi di sicurezza». La posizione di Si Cobas e Adl Cobas è stata netta in queste ore: fermare tutte le attività non essenziali per fermare il contagio. Una posizione che si distacca anche da quella degli altri sindacati confederali, che hanno trovato invece un accordo di massima con il governo che i Cobas contestano perché non prevede la chiusura senza se e senza ma. «Non tutte le aziende sentono ragioni, e quindi siamo in stato di agitazione e per mercoledì abbiamo indetto uno sciopero e una conferenza stampa» spiega Sonia Trigiante del Si Cobas, che lancia strali contro la Gls, partita giocata a livello nazionale dal sindacato di base, che però cela una forte preoccupazione per la sede di via Agosti a Reggio. «Sciopereremo in varie città per vari corrieri, compreso Bartloni e per situazioni come quella creatasi alla Arco di Reggio, dove non vengono rispettati i dispositivi di sicurezza previsti dal decreto e gli ambienti non sono stati igienizzati. Alla Gls poi abbiamo due corrieri a casa con la febbre in quarantena ma non è cambiato nulla nell’organizzazione. Lì ci sono una cinquantina di persone che lavorano l’uno vicino all’altro e senza le dovute precauzioni. Così non si può certo limitare l’eventuale contagio».
La preoccupazione tra i lavoratori è alta visti i colleghi a casa. Senza dimenticare che proprio le aziende di consegne sono travolte in questi giorni dagli ordini. «Non sappiamo nulla se non che hanno febbre alta - spiega la sindacalista - Ci aspetteremmo però un tampone per capire se sono positivi al Covid-19 oppure no. Ma per ora non abbiamo risposte dall’Ausl. Certo è che i facchini all'interno dalla Gls lavorano troppo vicini e non riescono a rispettare le distanze minime. Ci viene poi detto che il virus rimane in superficie ma servono disposizioni efficaci ai lavoratori. Senza scordare i driver, che non possono certo gettare i pacchi dal furgone, o i lavoratori che si recano in azienda con i mezzi pubblici, che ci dicono che la gente anche lì non manca. Bisogna fermarsi e ragionare». Da ieri, quindi, i lavoratori della Gls hanno praticato l’astensione visti i casi di febbre ancora incerti nella diagnosi e per chiedere misure sanitarie.
Nel quadro più generale, per Adl e Si Cobas «il governo doveva prendere drastiche misure per bloccare il contagio, invece su pressione dei padroni ha preso con grande ritardo solo mezze misure: ai milioni di lavoratori di fabbriche, magazzini, trasporti e anche dei negozi viene imposto quello che ci viene vietato come cittadini: continuare a viaggiare e recarsi in luoghi affollati. In questo modo i luoghi di lavoro continuano ad essere luoghi di contagio». Secondo i sindacati di base «non siamo di fronte a una normale vertenza sindacale per ragioni economiche. Ne va della salute e della vita, non solo dei lavoratori interessati, ma della collettività tutta. Per queste ragioni diamo vita a partire da questa settimana ad una vera astensione di massa dal lavoro in difesa della salute e della vita di tutti». —
Enrico Lorenzo Tidona
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