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Oltre 5mila operai a casa contro il contagio I sindacati: «Non basta, ridurre le attività»

Oltre 5mila operai a casa contro il contagio I sindacati: «Non basta, ridurre le attività»

Prevenzione: coinvolti anche 500 artigiani. Fim, Fiom e Uilm: «Bene gli interventi di molte aziende ma si rallenti ancora»

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REGGIO EMILIA

«Purtroppo ci sono ancora aziende che, continuando ad avere ordini dall’estero, vogliono continuare a produrre come se niente fosse. A questi imprenditori diciamo: rallentate le attività ora per non chiudere poi, fatelo per i vostri dipendenti, per le loro famiglie, per la nostra città». Le tute blu reggiane chiedono un’accelerazione per mettere in sicurezza operai e luoghi di lavoro. Lo fanno per bocca di Fim, Fiom e Uilm e delle decine di delegati che stanno controllando – anche con l’aiuto di molte aziende – la sicurezza effettiva al lavoro. C’è chi ha sospeso temporaneamente le attività per svolgere sanificazioni straordinarie, ripensare l’organizzazione delle attività e avere una scorta sufficiente di dispositivi di protezione individuali per tutti i lavoratori.

Tra queste ci sono aziende che hanno deciso la chiusura come Argo Tractors, Kohler, Lombardini, Walvoil, Rcf, Immergas, Foster, Profiltubi, Ognibene Power, Nexion, Omso Rcf, Fives Oto. La maggioranza quindi delle più importanti imprese metalmeccaniche reggiane, dove lavorano oltre 5mila persone. A questi numeri si aggiungono oltre 500 artigiani che dalla settimana scorsa sono sospesi a casa con accordi sindacali di Fsba in oltre 70 aziende della provincia reggiana. «Nelle aziende in cui alcune postazioni o mansioni non permettevano un distanziamento di almeno un metro abbiamo preteso la soppressione temporanea di quelle attività, la ricollocazione dei lavoratori o l’utilizzo di un ammortizzatore sociale – commentano Simone Vecchi Giorgio Uriti e Jacopo Scialla, segretari delle tre sigle – Nelle aziende abbiamo avuto una risposta positiva, ma non basta. Occorre ridurre i volumi per distanziare maggiormente gli spazi. Occorre igienizzare per garantire ai lavoratori di entrare in luoghi sicuri. Nessuna azienda chiude per una fermata di qualche giorno».

Molte anche le aziende che hanno modificato organizzazione del lavoro ed orari e ridimensionato le attività per ridurre le persone in compresenza (utilizzando gli ammortizzatori come previsto dal Dpcm). In molti casi sono stati istituiti turni di lavoro dove non c’erano, si è ridotto l’orario di lavoro per permettere lo scaglionamento di ingressi ed uscite e si è introdotta l’igienizzazione delle postazioni: parliamo di aziende importanti – fanno sapere Fim, Fiom e Uilm – come Smeg, Revifa, Snap On, CsF Inox, Padana Tubi, Carpenfer, Immergas, Rubiera Special Steel, Calf, Ciam, Sag Tubi, Reggiana Riduttori, Zecchetti, Bucher, Werther, MB di Ramiseto, Eurotre di Cadelbosco. Sono oltre cento le aziende in cui sono stati attivati i Comitati di Verifica previsti dal protocollo firmato il 14 marzo da Cgil, Cisl, Uil, Governo e Confindustria, per un totale di quasi 25 mila lavoratori. A oggi la gran parte delle aziende metalmeccaniche sopra i trenta dipendenti nella Provincia di Reggio ha istituito lo smart working, contingentato gli spazi comuni e spinto sull’igienizzazione. Poi il richiamo a chi non è sindacalizzato. «Se non vi sentite sicuri contattateci o chiamate l’Ispettorato del lavoro o l’Ausl se le aziende non vi mettono nelle condizioni di rispettare le norme di sicurezza e non vi dotano di dispositivi di protezione». —

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