Gazzetta di Reggio

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EMERGENZA CARCERI 

«Alla Pulce in 80 potrebbero uscire ma vanno studiati tutti i requisiti»

Am.P.

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REGGIO EMILIA

«La casa circondariale di Reggio Emilia conta circa 420 detenuti, in una struttura costruita per una capienza ipotetica di 310. Dovremmo liberare un centinaio di detenuti per gestire la situazione al meglio. Le nuove misure del Governo per ridurre il sovraffollamento e il relativo rischio di contagio da Covid-19 all’interno delle carceri potrebbero riguardare sulla carta 70-80 reclusi reggiani, ma di fatto a spanne saranno applicabili alla metà». Così Michele Malorni, sindacalista del Sappe della polizia penitenziaria, ha commentato l’articolo del decreto “Cura Italia”: uno svuotacarceri effettivo, dopo che si sono registrati i primi casi di positività (sia tra detenuti sia tra agenti) a Voghera. Le nuove disposizioni prevedono iter semplificati fino al 30 giugno per i domiciliari di chi deve scontare una pena (anche residua) fino a 18 mesi. Se entro i 6 mesi c’è il semaforo verde, chi deve scontare una pena tra i 7 mesi e i 18 mesi dovrà avere il braccialetto elettronico. Sono esclusi dal beneficio i reati più gravi nonché i maltrattamenti in famiglia e lo stalking; così come sono esclusi i detenuti che hanno partecipato alle rivolte del 9 marzo scorso, quando anche a Reggio si sono sollevate tre sezioni, riportate all’ordine dai poliziotti (tre i feriti) mentre gli agenti di polizia penitenziaria erano in supporto nel carcere di Modena, messo a ferro e fuoco. «A Reggio i reclusi che hanno partecipato ai disordini sono una trentina. Adesso c’è la necessità di concedere misure alternative alla detenzione, ma bene ha fatto lo Stato ad attenersi al principio del merito», ha commentato Malorni. Nel carcere della Pulce sono 70-80 i detenuti a fine pena che potrebbero uscire. Tuttavia occorre verificare caso per caso la sussistenza dei requisiti: prima vanno esclusi determinati reati, poi la maggior parte sono extracomunitari che non hanno un domicilio o qualcuno disposto ad ospitarli». E già la fetta, sulla torta di 80 ipotetici beneficiari, si è ridotta parecchio. Più che le misure, secondo Malorni, a tranquillizzare la popolazione dietro le sbarre dovrebbe essere «l’attività di prevenzione. Tra l’amministrazione penitenziaria e quella sanitaria si svolgono continue videoconferenze: ce n’è stata una anche ieri, per verificare l’attuale protocollo sui nuovi arrivati e individuare eventuali casi di positività. Da due settimane il Dipartimento ha sospeso tutti i trasferimenti, prima frequenti, di detenuti tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Triveneto. Nel frattempo i nuovi arrivati sono stati messi in un’ala apposita in isolamento per 14 giorni, prima di essere ammessi nelle zone comuni». —

Am.P.

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