Addio a Elena Guastalla artista naive che amava il Po
La sua pittura si era distinta per elementi inconfondibili come la figura del gatto Fra i premi ottenuti per il suo lavoro, la medaglia del presidente della Repubblica
Tiziano Soresina
GUASTALLA
È morta la pittrice naive Elena Guastalla. L’annuncio – a cinque giorni di distanza, secondo le sue disposizioni – arriva dal figlio Carlo Spaggiari, avvocato del foro di Mantova. È quindi scomparsa una delle maggiori protagoniste dell’esplosione dei naif in quella sorta di “incubatrice” bagnata dal Po, inquadrabile come un fenomeno da analisi sociologica, specie durante il boom degli anni Sessanta e Settanta.
Proprio in quel periodo Elena Guastalla sentirà prepotentemente dentro di sé “qualcosa” d’insopprimibile, trovando l’unica vera risposta nella tavolozza, nei colori, nelle tele. «La sua pittura si era distinta per alcuni elementi inconfondibili – spiega il critico d’arte Simone Terzi – come la figura del gatto, tema ricorrente nella sua opera. Da questo soggetto aveva poi arricchito la propria tematica, ampliandone gli orizzonti e sperimentandosi su grandi misure, nelle quali evidenziava altri e nuovi caratteri della sua pittura, dove centrale, attraverso il piacere di dipingere e la gioia di vivere, era la riflessione del senso della vita».
Con due quadri – donati rispettivamente al Museo di Luzzara nel 1975 e al Museo Cervi di Gattatico intorno al 1990 – l’artista non solo aveva illustrato le atrocità che macchiarono la lunga lotta per ripristinare libertà democrazia, ma aveva espresso anche parte del suo vissuto. Nata a Suzzara (Mantova), da bambina visse in tempo di guerra a Codisotto di Luzzara insieme ai genitori e al fratello. «Si viveva con la paura sempre addosso – aveva spiegato a chi scrive la pittrice naive ultraottantenne, in un’intervista rilasciata per un volume sulla Resistenza nell’arte – anche perché ci ritrovammo con la nostra casa di campagna occupata dai tedeschi che, per di più, la usarono pure come deposito di armi e munizioni. Non potrò mai scordare l’angoscia negli occhi degli sfollati, i bombardamenti aerei di Pippo, le case dei partigiani bruciate, le torture, i timori per i raid della brigata nera, mio fratello Orlando che ascoltava di nascosto Radio Mosca».
Quando aveva donato queste due opere era già una pittrice affermata. Da tempo residente a Guastalla, nella sua casa di via Pieve avvolta nel verde ha sempre avuto lo studio e una mostra permanente delle opere. Aveva sposato il professor Lino Spaggiari – morto nove anni fa – che l’ha sempre sostenuta nel peregrinare per le mostre in Italia e nelle principali metropoli europee (Parigi, Londra) e del mondo (New York, Toronto e Tokyo). Suoi quadri sono esposti in importanti musei.
Fra i premi ottenuti va citata la medaglia del Presidente della Repubblica alla Mostra dei naif di Luzzara (era stata pluripresente alla rassegna ideata da un intellettuale a tutto tondo come Cesare Zavattini, suo estimatore ed amico), il primo premio del Comune di Milano al Centro cinematografico culturale, il “David” al Parco dei Principi di Roma.
Un’artista esuberante, estroversa, dai capelli tizianeschi, con una creatività molto originale come ben descrive la figlia – la professoressa Marialberta Spaggiari – nel catalogo di una mostra: «Attraverso le grandi tele di questa “artista totale” il pubblico entra nella immortale favola della vita scoprendo un senso emotivo e un sentiero che conduce alla libertà».
Amava la Bassa e a Guastalla, in riva al Po, un tipico barcone affrescato dalla sua mano inconfondibile la ricorderà per sempre. —
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