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Nandù avvistato in un campo «Sarà la nostra mascotte»

Nandù avvistato in un campo «Sarà la nostra mascotte»

È stato Tommaso Dotti a fare la scoperta. L’uccello mangiava erba in un terreno a lato della strada per Reggio È scappato da un allevamento

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Dopo i lupi, i caprioli e i cinghiali, ora tocca agli struzzi. Anzi ai nandù, sottospecie degli struzzi, grandi uccelli con le ali ma incapaci di volare, originari del Brasile. Un nandù è stato avvistato ieri dal conducente di un’auto, Tommaso Dotti, esperto di comunicazione, che era partito da casa per raggiungere Reggio per lavoro. «Era mattina presto – racconta – l’ho visto in quel campo e devo dire che sono rimasto abbastanza sorpreso». Anche dalla tranquillità dell’animale – una trentina di chili, alto circa un metro e 30 centimetri – che ha continuato mangiare l’erba come se nulla fosse.

«Ho telefonato in Comune – prosegue Dotti – e mi hanno spiegato che ci sono già state diverse segnalazioni: il nandù vive da quelle parti e già da qualche mese».

E in effetti, dopo che Dotti ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto dello struzzo, qualche informazione sui trascorsi dell’animale è arrivata. Sembra che l’uccello sia stato avvisato anche due settimane fa, non lontano dal terreno che costeggia la strada tra Albinea e Reggio, e che sia libero da ottobre dell’anno scorso. Sarebbe fuggito da un allevamento della zona (fino a qualche tempo fa andava piuttosto di moda la carne di struzzo) e che il proprietario abbia deciso, alla fine, di lasciarlo libero. Questo la voce di popolo racconta. E se così fosse, il nandù si è organizzato e si è rifatto “una vita” lontano dall’allevamento e in perfetta solitudine. D’altro canto non sarebbe la prima volta. Nonostante sia abituato alle grandi praterie del Brasile e della Patagonia, il nandù riesce ad accontentarsi di situazioni meno selvagge.

Nel 2018 tre coppie di uccelli sarebbero fuggite da un allevamento vicino a Lubecca, in Germania, e avrebbero originato una popolazione selvatica di 566 esemplari – peraltro censita dal ministero dell’agricoltura tedesco – e avrebbero raggiunto un’area protetta della regione del Maclenburgo. E quello che vive nell’Albinetano? «Deve diventare ufficialmente – propone Dotti – la mascotte di Albinea». —

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