Una banca dati con i casari pronti a tornare al lavoro
A metterla a punto in questi giorni il Consorzio del Parmigiano Reggiano per far fronte alla potenziale carenza di organico in caso di contagi da Covid 19
REGGIO EMILIA
Anche nei caseifici, per colpa di questo terribile Covid 19, potrebbe sorgere la necessità di disporre di manodopera eccezionale. Difficilmente, infatti, se l’epidemia continuerà ad espandersi, ne resteranno esenti i luoghi in cui si produce il nostro celebre Parmigiano Reggiano. Per questa ragione il Consorzio di tutela ha messo a disposizione una banca dati dei casari in pensione ed ex addetti alla produzione che potrebbero essere richiamati dagli operatori in difficoltà per colpa del virus. A tale scopo il presidente Nicola Bertinelli ha chiesto al Mipaaf una deroga al disciplinare per salvaguardare la produzione in una filiera che impegna oltre 50mila persone per le quali, in questo momento di grave emergenza sanitaria, conta primariamente la salute. Bertinelli ricorda infatti che la quasi totalità dei 330 caseifici associati si trova in province fortemente colpite dal Coronavirus come Reggio Emilia, Parma, Modena e Mantova per cui è fortemente improbabile che tutti ne restino immuni. Per far fronte alla potenziale carenza di organico, il Consorzio ha quindi creato una rete di coordinamento e ha appunto messo a disposizione delle aziende del settore una banca dati di ex addetti alla produzione che possono essere riconvocati.
«Dal punto di vista operativo – precisa Bertinelli – non abbiamo problemi perché il trasporto del latte dalle stalle ai caseifici è consentito così come la produzione del formaggio che, in base al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è considerata una comprovata necessità lavorativa». Per la potenziale criticità di personale, si appella quindi al Governo italiano e all’Unione Europea invocando una deroga al disciplinare – come prevede la legge 1151 del 2012 – che regola le Dop in caso di emergenze sanitarie consentendo maggiore flessibilità di tempi e minori vincoli di lavorazione allo scopo di evitare la chiusura di caseifici e allevamenti di bestiame da latte.
«Il Parmigiano Reggiano – completa Bertinelli – è la prima Dop per valore alla produzione con 1,4 miliardi euro; impegna nella filiera oltre 50mila persone e ovvamente la loro salute è una priorità assoluta. Tutti i caseifici hanno adottato le misure sulle distanze fra le persone per limitare il contagio. Ma va ricordato che ci sono anche 2.820 produttori che conferiscono latte ricavato nella sola zona d’origine, e nel 2018 la produzione di Parmigiano Reggiano ha richiesto 1,92 milioni di tonnellate di latte, in pratica il 15,9% dell’intera produzione italiana. L’intervento del presidente del Consorzio è rivolto anche a rassicurare i consumatori sulla salubrità del Parmigiano Reggiano come ha ribadito anche l’Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) ed è quindi inaccettabile che in qualche area del mondo ci sia chi cerca di utilizzare questa crisi sanitaria per arrogarsi un vantaggio competitivo. «Aberrante – dice Bertinelli – dal punto di vista etico, dal punto di vista legale è concorrenza sleale».
Il nostro formaggio conta un giro d’affari di 2,4 miliardi, viene destinato per il 60% al mercato nazionale per il 40% a Paesi esteri come Francia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Canada. Fermarne la produzione avrebbe conseguenze disastrose per la filiera. —
L.V.
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