Verso casa via Aukland, Doha, Bruxelles Finalmente un volo e l’autoisolamento
Il lungo e incompiuto itinerario di ritorno da un viaggio turistico dall’altra parte del mondo fra allarmi e sottovalutazioni Protagonista è lo storico reggiano che per raggiungere l’Italia (epicentro dell’epidemia) era in movimento da una settimana
IL DIARIO
matteo manfredini
Allo scoppio dell’epidemia in Italia mi trovavo in uno dei luoghi più lontani identificabili sul mappamondo: in Nuova Zelanda su un'isola dell'emisfero australe, a circa un giorno di viaggio da casa.
Con apprensione, assieme alla mia compagna Marianne, ho seguito le notizie dall’Europa fin dall'inizio, dalle prime fasi di incertezza a quella di emergenza totale. In particolare, considerate le mie origini di Carpineti, monitoravo costantemente la situazione di Reggio e della provincia reggiana.
FRONTIERE E INCERTEZZA
Ma con il rapido evolversi della crisi sono aumentate anche le nostre preoccupazioni per le nostre famiglie in Europa. Inoltre, con i Paesi europei che chiudevano le frontiere, ha iniziato ad insinuarsi l’incertezza di restare bloccati dall'altra parte del mondo per lungo tempo.
Anche le incognite per un repentino rientro erano molte, avevamo letto di numerosi europei bloccati a Dubai, o in altri grandi scali internazionali, a causa di voli per l’Italia o per altre destinazioni europee soppressi. Se trovarsi in una condizione di quel tipo è già spiacevole, ancora più complessa può diventare la situazione con una pandemia in atto.
Era infatti una eventualità che volevamo evitare e per questo abbiamo passato lungo tempo in rete, a raccogliere informazioni per capire come muoverci nel modo più sicuro ed efficace.
italia, iran, sud corea
In Nuova Zelanda i casi erano (e sono) ancora pochi ma è chiaro che il virus non risparmierà queste isole. Proprio per tale motivo, dal 14 di marzo, il Governo ha iniziato ad imporre l'auto isolamento per tutte le persone che entrano nel Paese (precedentemente era obbligatorio solo per chi proveniva da Italia, Iran e Sud Corea).
Certo lasciare un luogo che contava solo una decina di casi, per volare dentro quello che è stato definito il nuovo epicentro mondiale della pandemia poteva essere rischioso. Ma lo era anche l'incognita di rimanere lontani da casa, in un Paese che prima o poi sarebbe stato toccato dal virus e così, malgrado le numerosi dubbi, abbiamo deciso di tornare.
milano impossibile
Seguendo le indicazioni dell'Ambasciata italiana in Nuova Zelanda, non abbiamo comprato nessun biglietto su internet, ma ci siamo invece recati direttamente all'aeroporto per prenotare il primo volo disponibile per il rientro. Il 14 marzo, all'aeroporto di Aukland, ci è stato comunicato quanto arrivare in nord Italia fosse impossibile: quasi tutte le compagnie aeree avevano soppresso i voli per Milano. Le alternative erano lunghi scali, oppure numerosi cambi aerei, se non addirittura il passaggio dall'America. Il piano era di tentare un rientro in Europa, pensando e sperando che, una volta all'interno della Comunità Europea, tutto potesse essere più semplice. La scelta è caduta su Bruxelles per il giorno successivo, un viaggio di 30 ore scalo incluso, l'unica destinazione europea disponibile per una partenza tanto rapida e improvvisa.
si stavano preparando
Il 15 l'aeroporto di Aukland non era troppo affollato, si notavano comunque numerose mascherine, indossate dai passeggeri (sopratutto asiatici) dal personale della sicurezza e dagli impiegati delle linee aeree. La sensazione era che anche la Nuova Zelanda si stesse preparando alla pandemia. Anche noi siamo riusciti a recuperare quattro mascherine in grado di filtrare l'aria (le ultime dell'unica farmacia in cui erano ancora disponibili).
Il primo volo per Doha (Qatar) era abbastanza pieno. Si trattava sopratutto di tedeschi, francesi e inglesi che tornavano a casa, anche se non capivo se si trattasse di soggetti che rientravano come da programma oppure di passeggeri che, come noi, avevano deciso di rientrare prima del dovuto. Colpiva tuttavia il loro atteggiamento rilassato, come se nessuno avesse veramente la consapevolezza di trovarsi dentro una situazione di emergenza.
maniacale pulizia
Abbiamo poi passato circa 7 ore all'aeroporto di Doha, un luogo soggetto ad una maniacale e continua pulizia: ogni bagno aveva un addetto che si assicurava dell'igiene delle toilettes, macchine per pulire i pavimenti giravano ininterrottamente e si trovavano gel disinfettanti in tutti gli angoli dell'aeroporto. Il volo successivo è stato verso il Belgio, su un aereo con pochi passeggeri, in cui diverse file di seggiolini erano insolitamente vuote. L'arrivo è stato caratterizzato (oltre che dalla stanchezza) dallo sconcerto per la noncuranza del personale dell'aeroporto belga: nessuno aveva un minimo di protezione. Nemmeno i doganieri, la polizia o gli impiegati dei negozi. Poi la sosta in Belgio dove è ancora assicurato un collegamento al giorno (Alitalia) verso Roma. Naturalmente fino al fine settimana i voli sono tutti pieni. Cerco una tratta aere per tornare a casa e iniziare la quarantena.
non prendono sul serio
In Belgio, Paese in cui ho vissuto per circa dodici anni, hanno messo in atto alcune restrizioni ma si tratta di misure molto meno severe rispetto a quelle italiane (almeno per ora). Si ha quasi l'impressione che i belgi non prendano troppo sul serio questa pericolosa pandemia che sta attraversando il mondo. I casi qui sono poco più di un migliaio e, proprio in queste ore, il Governo sta studiando eventuali nuovi provvedimenti più efficaci da mettere in atto.
mascherine
Anche qui l'approvvigionamento di mascherine è particolarmente complesso ma ho ancora in valigia qualche protezione (indispensabile) per il viaggio in Italia. Rimango così chiuso in un piccolo monolocale, messomi a disposizione da alcuni amici e non esco di casa. Con l'evolversi della situazione spero ci siano le condizioni per potere finalmente tornare in Italia in sicurezza ma sono molti gli ostacoli che impediscono il rientro a casa in tempi brevi.
autoisolamento
Sono ancora molti i connazionali in condizioni di incertezza simili alla mia, e a loro suggerisco di leggere le disposizioni pubblicate sui siti internet dei consolati e delle ambasciate d'Italia. La situazione sta evolvendo talmente rapidamente che diventa difficile qualsiasi previsione, mi sento di consigliare a tutti quelli che vogliono rientrare di muoversi al più presto, oppure di prendere in seria considerazione la possibilità di dover restare a lungo tempo fuori dall'Italia e dall'Europa. Solo ieri il volo Bruxelles-Roma. E finalmente l’Italia con i 14 giorni di autoisolamento .—
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