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«Appena possibile ricorderemo le 24 vittime di Cervarolo»

Adriano Arati
«Appena possibile ricorderemo le 24 vittime di Cervarolo»

Il sindaco Sassi costretto a rinviare la commemorazione «Prima deve essere superata l’emergenza sanitaria»

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Adriano Arati

VILLA MINOZZO

Un ricordo reso ancora più dolente dalla distanza.

Nella giornata di ieri è passato il 76esimo anniversario dall’eccidio di Cervarolo, la strage compiuta dalle truppe tedesche il 20 marzo nel 1944 nel piccolo paesino dell’alta valle del Dolo, nel territorio di Villa Minozzo.

In seguito a una delazione di fascisti italiani, vennero uccise ventiquattro persone, fucilate nell’aia del borgo all’interno di una vasta operazione di rappresaglia compiuta dalle truppe naziste in quei giorni, partendo dal versante modenese del Crinale e conclusa con oltre centocinquanta vittime; prima di giungere a Cervarolo, i soldati del reparto di ricognizione della terza compagnia della divisione Hermann Göring della Luftwaffe (l’aviazione militare tedesca) trucidarono 129 abitanti di Monchio di Palagano, Costrignano e Susano, nelle montagne di Modena. Una reazione dopo la battaglia avvenuta il 15 marzo a Cerré Sologno, sempre nel villaminozzese, una delle prime vittorie partigiane. Una vicenda dolorosissima, ancora incisa nella memoria collettiva delle popolazioni appenniniche, arrivata sino ai giorni nostri grazie a un processo del tribunale militare di Verona che ha portato all’identificazione di molti degli autori, a condanne e richieste di risarcimento per i famigliari.

Ogni anno, nella domenica più vicina al 20 marzo, Cervarolo ospita una commemorazione pubblica molto sentita, a cui partecipano autorità, i parenti e i residenti, le associazioni partigiane e impegnare nella memoria.

Non una semplice cerimonia ma un momento di incontro e di condivisione dove nel tempo hanno preso parte tante alte cariche dello Stato.

Nel 2020, anche questo appuntamento è inevitabilmente sospeso a causa dell’emergenza sanitaria, che ha bloccato ogni evento. L’amarezza è forte, per chi non potrà nemmeno ricordare i propri cari, anche se l’intenzione è quella di recuperare il prima possibile.

«Sarà nostra cura, quando si sarà ripristinata la normalità e avremo superato questa ennesima sfida, organizzare un ricordo doveroso per questa atroce barbarie compiuta dai nazisti e dai fascisti. Adesso dobbiamo pensare a superare questo momento, poi ricorderemo l’eccidio e le vittime di Cervarolo», spiega il sindaco villaminozzese Elio Ivo Sassi.

Gli abitanti di Cervarolo vennero uccisi perché, secondo le informazioni fornite da alcune spie fasciste locali, il paesino aveva dato ospitalità ad alcuni gruppi partigiani, proprio come nella vicina Civago. La rappresaglia venne compiuta materialmente dai soldati del reparto di ricognizione della Hermann Göring, di stanza a Casalecchio di Reno nel bolognese e inviata appositamente in Appennino, con la collaborazione di altre truppe tedesche, di poliziotti della Feldgendarmerie e di reparti fascisti, italiani, della Guardia Nazionale Repubblica reggiana.

Oltre a ventitré abitanti, venne fucilato il 63enne parroco don Battista Pigozzi, colpevole di non aver sottoscritto il documento che indicava la presenza di partigiani nel borgo. Con lui, morirono i fratelli Marco ed Egisto Alberghi, di 26 e 18 anni, altri tre fratelli Giacomo Alberghi di 65 anni, Alfredo di 58 ed Emilio di 60, il 69enne Mauro Alberghi, l’84enne Cesare Borea, il 43enne Adolfo Croci, Ennio e Lino Costi di 45 e 20 anni, il 18enne Armido Ferrari, l’82enne Remigio Fontana, il 67enne Paolo Fontana, il 60enne Amerigo Genesi, il 68enne Sebastiano Maestri, Gaetano e Pio Paini di 75 e 42.

L’elenco comprende poi l’84enne Antonio Rovali e i figli Celso e Italo, di 48 e 17 anni, il 24enne Dino Tazzioli e Agostino e Giovanni Vannucci, padre e figlio di 58 e 34 anni. —

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