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LA SENTENZA 

Condannati in sei, ma l’Aja ha detto no ai risarcimenti

Adr.Ar.
Condannati in sei, ma l’Aja ha detto no ai risarcimenti

Un lungo procedimento giudiziario tra le notizie di reato taciute per 50 anni Durchfeld (Istoreco): «Decisione politica per evitare precedenti pericolosi» 

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VILLA MINOZZO

La vicenda di Cervarolo è stata al centro di un lungo procedimento giudiziario, diviso fra la soddisfazione per un lavoro di altissimo livello che ha portato a far luce su tanti aspetti e l’amarezza finale per l’ultimo atto: la corte internazionale dell’Aja ha respinto, infatti, le richieste di risarcimenti sancite dalla giustizia militare italiana, ristori che le sei persone ritenute responsabili materiali dell’accaduto avrebbero dovuto riconoscere agli eredi delle vittime di Cervarolo.

I fascicoli nascosti

Il fascicolo di Cervarolo è stato seguito prima dal tribunale militare della Spezia e poi da quello di Verona, dopo la scoperta del cosiddetto “armadio della vergogna”, l’archivio nascosto in una stanza di palazzo Cesi-Gaddi a Roma, sede di diversi organismi giudiziari militari.

Nell’armadio erano contenuti quasi settecento fascicoli e un registro con oltre duemila notizie di reato, incentrati su crimini di guerra compiuti da nazisti e fascisti dal settembre 1943 sino alla fine del conflitto.

Tutte le indagini, realizzate nel primo dopoguerra, erano state celate per mezzo secolo, per motivi mai ben definiti. Le ipotesi più accreditate portano a una scelta “diplomatica”, dovuto al clima di perenne tensione politica est-ovest della Guerra Fredda e al timore che – aprendo il vaso sui crimini compiuti sul suolo nazionale – anche l’Italia avrebbe “rischiato” inchieste per quanto fatto dalle truppe di occupazione fasciste in Jugoslavia, Grecia e Albania.

Il processo di Verona si è concluso con sei condanne, cinque dei sei ex soldati tedeschi nel frattempo sono morti, e dopo vari appelli era stato anche deciso un risarcimento.

In seguito, però, la Corte internazionale dell’Aja ha negato il diritto al risarcimento da parte degli stati responsabili, in questo caso la Germania, ai parenti delle vittime.

«È una decisione politica di livello molto ampio, presa probabilmente per evitare di creare precedenti che avrebbero coinvolto inevitabilmente tante Nazioni per tanti conflitti, ma questo non cambia il grande lavoro che condotto sino a quel punto», riflette Matthias Durchfeld, co-direttore dell’istituto storico reggiano Istoreco.

l’istruttoria

Durchfeld si è impegnato per oltre un decennio nelle varie fasi di ricerca e di istruttoria al fianco delle famiglie di Cervarolo.

«Fra le vicende uscite dall’armadio della vergogna, quella di Cervarolo è una di quelle in cui siamo riusciti ad andare più avanti, grazie all’eccellente lavoro fatto dalle procure militari. Un lavoro prima di tutto di ricostruzione storica, e poi giudiziario, che ha portato a definire cosa sia accaduto e a stabilire anche un principio forte, quello che non era sufficiente giustificarsi con la consueta frase “eseguivo degli ordini” – spiega Durchfeld – L’inchiesta, e gli atti lo dicono, parla anche della presenza della Guardia nazionale repubblicana fascista durante l’operazione, ha fatto luce anche su questo punto. Poi, certo, sappiamo tutti che quanto deciso all’Aja non è giusto, ma è una decisione presa con altre dinamiche di valutazione».—

Adr.Ar.

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