Deserta e bellissima, così Reggio Emilia aspetta che tutto questo finisca
Piazze vuote, locali e negozi chiusi, strade spopolate. In giro in questi giorni non c’è nessuno Continuiamo così se vogliamo “riabbracciare” i leoni di piazza San Prospero
REGGIO EMILIA. «È passato tanto di quel tempo da quando l’ho visitato che sarà cieco come una talpa, Diventeràa cieco, No, appena la vita si sarà normalizzata, appena tutto riprenderà a funzionare, lo opererò, questione di settimane, Perché siamo diventati ciechi, non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono».
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Chissà se anche noi – come in questo passo del romanzo Cecità di Josè Saramago – quando l’emergenza sarà cessata, quando potremo tornare a camminare liberamente per strada, quando potremo correre, tutti quanti insieme, perché no?, sfiorandoci sull'asfalto, quando potremo abbracciarci e baciarci per un saluto, due, tre, quattro volte sulle guance, chissà se quando tutto questo sarà finito anche noi torneremo a vedere.
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Siamo ciechi che, pur vedendo, non vedono? Sicuramente lo eravamo. Quando ci affollavamo in piazza Fontanesi per un aperitivo, quando andavamo a teatro e per sederci al nostro posto non c’era modo di non toccare le persone già sedute, quando il giorno di mercato sceglievamo di passare in mezzo ai banchi spingendo la biciclette a mano, giusto per dare un occhio.
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Gesti naturali e bellissimi. Che ora ci mancano come l’aria. Ora che non possiamo più uscire, che non possiamo toccarci, che non possiamo decidere di fare o non fare qualcosa, di andare o non andare in un posto, ora la vediamo l’importanza di quella libertà. “Basta che ci sia la salute”, si dice da sempre. Ora ne capiamo la drammatica verità.
Chiusi in casa (si spera), sfogliamo con la mente i ricordi di quelle spensierate vite, promettendo di celebrarle, quando torneranno. La città, che non è mai stata così bella, nel mentre ci manda cartoline: “Ci rivedremo”, dicono i leoni di piazza San Prospero, affacciati su un silenzio sconfinato. Parole di speranza che si infilano sotto Broletto, raggiungono piazza Prampolini, diventano urla, rimbombano, inondano ogni vicolo: “Ci rivedremo ma adesso state a casa”.
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Quando tutto questo sarà finito, sarà bellissimo. Ci vedremo, ci vedremo sul serio.
E la città sarà ancora qui per noi, vestita a festa però. La riempiremo di balli e canti, la faremo esplodere di baci e abbracci. —
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