Una volta liquidati slogan e superstizioni uno starnuto salverà il nostro Paese
L’editoriale della domenica del direttore Stefano Scansani. Riconosciamolo: l’Italia era già ossessa e malata per suo conto, a sfiancarla è stata la politica al ribasso, di tutte le parti
REGGIO EMILIA. Nell’altro mondo – quello passato, prima del coronavirus – si credeva che lo starnuto liberasse il cervello dallo spirito maligno che vi si era insediato. E si diceva “Salute!”.
Non si usa più. Nell’antichità quel “Salute!” oltre che un rallegramento era un’invocazione. In tempi pestiferi medievali chi starnutiva stava rischiando la pelle, e si sentiva dire “Dio ti benedica”.
Col cataclisma in corso va a morire anche un bastimento di superstizioni, non soltanto di carattere pagano, magico, scaramantico, ma pure radicate nella coscienza sociale. Quindi politica. La psicologia d’una Nazione.
Si perderà traccia di quella gazzarra che andava cantando “Gli italiani prima di tutto”, che il pericolo mortale giungeva dall’Africa Nera, che le iscrizioni a Medicina dovevano essere a numero chiuso, che la dazione di tante risorse alla sanità privata era il futuro, che avevamo sconfitto la povertà, che la pace fiscale sarebbe stata una medicina… che l’Unione Europea esisteva eccome, che il reddito di cittadinanza e la flat tax ci avrebbero condotto in una nuova Età dell’Oro. “Salute!”.
Allora, in verità- riconosciamolo - il Paese era già ossesso e malato per suo conto.
Ora è ovvio immaginare che quest’anno sia da ritenere fiscalmente “bianco”. Cioè sarà impossibile esigere o pagare le tasse. Ad esempio il leghista Salvini invoca (ancora) la tassa piatta per tutti. Prima il 15%, adesso il 20% per tutti. È un uomo caparbio.
Salvini: “Quando quella maledetta bestia del virus sarà sconfitto sarà l’occasione per affrontare, finalmente, il grande tema della riforma fiscale, della flat tax che c’è stato impedito di affrontare negli scorsi anni”. Il capo leghista richiede “un enorme, pesante, serio taglio delle tasse per tutti i lavoratori, per famiglie e imprese che sarà fondamentale per rimettere ossigeno, per rimettere benzina nella macchina Italia”.
Ci risiamo con la superstizione facile e infelice catapultata di qua dall’altro mondo, quello che ha preceduto l’epidemia. Ancora con la faciloneria dei condoni e del meno tasse per tutti? Certe repliche demagogiche riprodurranno disgrazie politiche, sociali, fiscali, economiche.
Certa maniera di fare politica, anzi, propaganda, è finita. L’evo papeetista (derivante dalla lontanissima estate dal Papeete) è esaurito.
Ad esempio, tutti dovevamo pagare le tasse. Bisognava combattere aspramente l’evasione fiscale, punire con spietatezza i malandrini, grandi o piccoli che fossero. Bisognava smettere di proteggere e ruffianare le categorie portatrici di voti. Allora sì, si sarebbe raggiunta l’equità nella partecipazione alla vita dello Stato, alle sue funzioni e ai suoi servizi.
Chi nell’altro mondo (quello precedente al coronavirus) aveva evaso o eluso il fisco, ha contribuito alla riduzione delle risorse economiche, ha così autorizzato i tagli, ha partecipato all’indebolimento del Sistema Sanitario Nazionale. Se n’è fregato della salute pubblica. Ha fiaccato le difese.
A spossare il Paese è stata la politica al ribasso, di tutte le parti, sinistra, centro, destra, movimentista. La politica governativa che doveva prevedere, programmare e affrontare non l’epidemia (cosa impossibile), ma almeno la gestione ordinaria nel mondo precedente.
Mentre ci si accorge che nell’emergenza manca di tutto, ancora rimbalza l’eco contraddittoria e piacevole di “Milano non si ferma” di pochi giorni fa. Oppure ci si dolcifica con “Andrà tutto bene”. Tutto un bel niente.
Liberati dal tormento virale, tornerà il tempo dello starnuto di coscienza, quello che sgombra il cervello.
“Salute!”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
