Balsamo di speranza contro il Covid-19
Caro Covid - 19, già alta ma ancora non si ferma la conta dei morti.
Così dopo aver rivolto il mio pensiero ai medici e paramedici impegnati a fermare la tua aggressività, oggi rivolgo il mio pensiero ai morti ma soprattutto ai familiari che li piangono.
Addolorati per la morte dei loro cari certamente. Ma al dolore già grande si aggiunge un dolore forse ancora più grande generato dalla solitudine in cui oggi ci costringe a vivere il lutto.
Ma anche qui vogliamo sorprenderti con una mossa che forse non ti aspettavi trasformando il negativo generato dalla solitudine forzata in atteggiamento positivo di una comunità capace di fare gruppo, solidale con chi soffre. Una comunità che non si limita a incoraggianti “pacche sulle spalle” accompagnate da parole fuori luogo in occasioni come queste tipo “coraggio passerà!” Ma una comunità che prega anche se nel silenzio della propria casa.
Passerai tu ma non sono certo che la ferita provocata da un lutto vissuto in queste condizioni si rimarginerà a breve. Ma questo non vuol dire che tu hai vinto. Nell’attesa di un vaccino che ti vinca, abbiamo il balsamo adeguato per curare le ferite. Non le ferite del corpo, a questa ci pensano i medici, ma le ferite del cuore dove la scienza non può arrivare.
Un balsamo che oltre a lenire il dolore apre la porta del cuore alla speranza. Speranza che blocca la disperazione. La non-speranza che uccide più della tua aggressività.
È il balsamo della fede che ci rassicura riguardo coloro che sono morti.
Non te l’aspettavi, vero?
Ascolta cosa scrive l’apostolo Paolo ai Tessalonicesi.
“Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. Consolatevi dunque a vicenda con queste parole” (cf 1Ts 4,13-18).
Come tu saprai noi stiamo vivendo il tempo di Quaresima. Guarda caso di quarantena. Termine che assume valenza negativa se da te costretti. Ma vissuto in vista della Pasqua è per noi tempo di trepida attesa. Attesa della risurrezione di Gesù, che giace nel sepolcro dopo aver subìto la morte di croce.
Per questo già da ora può risuonare nei nostri cuori l’eco consolante della sua voce
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28).
Così, per quanto ancora tu vorrai tormentarci, a tutte le persone che già oggi portano nel cuore il dolore per la morte o la malattia dei loro cari auguro di accogliere l’invito di Gesù che conforta e dona sollievo oltre ogni aspettativa. —
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