Morta Catia Truzzi Era la moglie di Vladimiro Torre
La coppia viveva nella propria casa mobile a Budrio rappresentando due dei volti più noti tra i sinti reggiani
Adriano Arati
REGGIO EMILIA
Una figura nota, un riferimento importante per tutta una comunità, una testimone preziosa della storia. Giovedì 19 marzo è morta Catia Truzzi, una delle rappresentanti più conosciute dei sinti reggiani, moglie di Vladimiro Torre detto Cavalini, per molti versi il principale volto dei “nomadi” locali. La settantenne Catia è spirata dopo una lunga malattia nella sua casa mobile a Budrio di Correggio, dove viveva da oltre trent’anni con la sua famiglia. Lei e il marito avevano da tempo deciso di rallentare per motivi di salute, lasciando le giostre, ma non erano mai andati a risiedere nei campi nomadi della zona, restando orgogliosamente nel proprio appezzamento a Budrio. «Riuscire a comprare un pezzo di terra era, infatti, l’unico modo per vivere secondo la tradizione dei Sinti, ovvero con i propri figli e nipoti vicini. Catia e Cavalini hanno avuto 5 figli, 19 nipoti e 15 bisnipoti», come raccontano dal circolo delle Cucine del Popolo di Massenzatico, con cui Catia e Vladimiro hanno collaborato a lungo. Entrambi discendenti da famiglie di circensi e di giostrai che si spostavano continuamente tra l’Emilia e la Romagna, i due si conoscevano fin da bambini, perché i loro parenti si incontravano spesso nelle fiere e nelle sagre. Poco più che quindicenni, sono scappati assieme, diventando così marito e moglie alla maniera dei Sinti. Da San Pellegrino sono andati a piedi fino ad Arceto, hanno telefonato al bar perché avvisassero i genitori poi, per paura della loro reazione, sono tornati a piedi a Reggio mentre i parenti stavano andando a prenderli. Nel 1998 Catia e Cavalini sono stati tra i fondatori, a Reggio Emilia, dell’associazione Thém Romanó, che si batte per il riconoscimento dei diritti dei Sinti e dei Rom e nel tempo ha preso parte a progetti europei di formazione e di sostegno alle popolazioni Romanì. Insieme hanno anche promosso il libro dedicato alle testimonianze dei Sinti internati dal fascismo a Prignano, nel Modenese, durante la guerra. Fra quelle persone rinchiuse, anche le famiglie Truzzi e Torre. —
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