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LA PROTESTA 

Troppi avvisi di notifica I sindaci reggiani scrivono alle Poste

Adriano Arati
Troppi avvisi di notifica I sindaci reggiani scrivono alle Poste

«I portalettere non possono lasciare nella buca tutti gli atti I cittadini sono costretti a lunghe, inutili e rischiose code»

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REGGIO EMILIA

«Non è possibile che ogni giorno ci siano migliaia di avvisi di notifica da andare a ritirare alle Poste». La lamentela arriva da tutti i sindaci della provincia di Reggio Emilia, che hanno appena firmato una lettera collettiva inviata alla direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali, ai ministeri dello Sviluppo economico e della Salute e alla presidenza del Consiglio dei Ministri.

«Come sindaci abbiamo raccolto, in questi giorni, il disagio di tanti cittadini “costretti” a fare la fila alle Poste per una direttiva piuttosto incomprensibile che abbiamo valutato come potenzialmente rischiosa anche dal punto di vista sanitario, in questi giorni così terribili», spiega il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, coordinatore provinciale dell’Anci, l’associazione che raduna i Comuni italiani.

Il tema è quello delle notifiche. L’emergenza ha portato un alleggerimento delle procedure ad esempio per le raccomandate, per cui non è più necessaria la controfirma. «Condividiamo gli sforzi organizzativi volti a tutelare i lavoratori e il servizio postale stesso, che stanno comprensibilmente portando alla riduzione di orari e aperture sul territorio. Così come troviamo apprezzabile la possibilità che in alcuni casi sia il portalettere stesso a poter “firmare” al posto del destinatario la raccomandata, in modo da evitare un contatto inutile», approvano i primi cittadini.

Ma il discorso non è valido per tutte le evenienze, anzi, e quindi gli avvisi di giacenza si accumulano, costringendo tante persone ad andare all’ufficio postale di pertinenza proprio quando gli afflussi sarebbero sconsigliati. «Ci risulta, tuttavia, che per una serie di atti – consegna della carta d’identità o anche semplici sanzioni stradali – questo non possa avvenire: sono dunque migliaia gli avvisi di giacenza lasciati “in buca” in questi giorni, anche davanti all’attonito destinatario, che poi due giorni dopo è costretto a compiere uno spostamento – cosa già di per sé sbagliata – per poi affollarsi in uno specifico ufficio postale, quello dove sta necessariamente il plico, tra l’altro concentrandosi nelle poche ore d’apertura», è la denuncia. Il risultato: «Migliaia di persone all’Ufficio “per niente”, con grave rischio per la salute dei lavoratori del gruppo e degli utenti».

Come risolvere? Le proposte sono diverse, e riguardano sia le modalità di consegna sia le tempistiche. «Chiediamo che si corregga immediatamente questa modalità operativa disponendo, per esempio, la consegna del plico con modalità sicure direttamente al destinatario, con autocertificazione del portalettere – sollevato da qualsiasi responsabilità, vista la situazione – e che si proroghino per legge a 60 giorni i termini oltre i quali “scatta” la notifica “automatica” a fronte del mancato ritiro della raccomandata, per far sì che la gente possa andare in Posta solo quando l’emergenza sarà – speriamo – passata», suggeriscono i sindaci.

«In questa fase la “certezza di notifica” deve venire necessariamente dopo quella della “salute”. E la responsabilità non va scaricata né sul portalettere, né su chi, dietro al vetro, deve – a sua volta esposto al rischio – affrontare i cittadini già tesi e preoccupati. Non facciamoci degli autogol per motivi burocratici. Portiamo a casa la spesa ai cittadini esposti e non gli lasciamo le multe da pagare?», conclude Cavallaro. —

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