C’è un parco diffuso nelle terre più basse È la “Pianura blu”
Dalla collaborazione tra Eco Sapiens, enti locali e volontariato ambientale nasce la mappa delle nove oasi naturalistiche a nord della via Emilia fino al Po
Elisa Pederzoli
/ CORREGGIO
Quando si pensa alla natura non viene in prima istanza da pensare alla pianura emiliana, una delle zone più antropizzate d’Europa, sempre più stretta tra capannoni, industrie e un’agricoltura intensiva che lascia pochi lembi di terra alla vegetazione più spontanea. Eppure – chi ci vive lo sa anche se troppo spesso se ne dimentica – anche qui sopravvivono vere e proprie oasi naturali, preziosi porti per la “navigazione” nei cieli degli uccelli migratori che passano sopra alle nostre teste distratte nelle trasmigrazioni da e per luoghi di nidificazione e svernamento. Per alcune specie questi stessi stracci di terra miracolosamente sottratti alla cementificazione sono persino la meta finale del viaggio.
Eco Sapiens – la cooperativa sociale che si occupa di educazione ambientale, con sede a Masone – ha pubblicato 2.500 mappe dove per la prima volta nove aree naturalistiche della Bassa vengono messe insieme, disegnando un itinerario unico. Le prima basi per quello che un domani potrebbe diventare un parco naturalistico diffuso. Luoghi che verrà la pena visitare, non appena passata l’emergenza Coronavirus.
Marco Benelli è coordinatore per Eco Sapiens del progetto. Ci racconta come è nato?
«Il progetto nasce in collaborazione con le associazioni di volontariato ambientale della Bassa: come il Wwf, la Lipu, le Ggev che nel corso degli anni hanno fatto un importante lavoro di mappatura delle aree naturalistiche della pianura. Un lavoro che intorno al 2015 è sfociato nella pubblicazione di un libro, pubblicato in collaborazione con il Wwf Emilia Centrale che parlava delle singole aree. Siamo riusciti a realizzare un cartina grazie a un progetto di crowfonding, finanziato da Coop Alleanza che si basa proprio sull’importante lavoro fatto in precedenza dalle associazioni».
Quale è l’obiettivo di questa iniziativa?
«Nella pianura reggiana ci sono diverse aree che vanno dalle golene del Po alle Valli di Novellara che possono creare insieme una rete naturalistica. Queste mappe hanno l’obiettivo di valorizzare il territorio mettendo questo strumento a disposizione degli enti pubblici coinvolti. Ne abbiamo stampate 2.500 copie, che ora sono a disposizione delle biblioteche e dei centri visite. Inoltre, si possono scaricare sui siti dei Comuni. Questo è solo il primo step del progetto a cui vogliamo dare gambe lavorando su escursioni ed attività con i cittadini per farle conoscere. Molte sono a fruizione libera, altre hanno percorsi, tabelle e centri visite. Vogliamo che la gente sappia che la pianura non è priva di naturalità, ma che ha perle come queste dove ci sono animali e specie interessanti. Abbiamo dati, censimenti faunistici e botanici che possono essere messi a disposizione non solo dei cittadini anche degli enti pubblici per chiedere finanziamenti per queste zone che invece, rispetto a quelle più famose della montagna come il Parco dell’Appennino, sono sempre un po’ dimenticate. Con questo progetto cerchiamo di deviare l’attenzione degli enti pubblici e dei cittadini, verso queste aree che sono isole di naturalità, dove c’è una biodiversità protetta in zone estremamente antropizzate».
Quale sarà il prossimo passo per la valorizazione di Pianura Blu?
«L’idea in futuro è quella di creare parco diffuso della pianura, che non ha niente da inviare ad altre aree della provincia. Il titolo della cartina è “Nell’acqua e nella terra - Itinerari naturalisti della Bassa Reggiana” uno strumento più snello del libro già realizzato dal volontariato e utile per le attività escursionistiche di primavera ed estate Se riusciremo ad avere contributi, vorremmo realizzare iniziative per la cittadinanza, attività per i bambini. Cercare di creare un circolo virtuoso per fare conoscere queste zone». —
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