Gazzetta di Reggio

Reggio

Falsi d’arte, 17 opere nel mirino francese, ricostruiti flussi bancari in mezza Europa

Tiziano Soresina
“Venere con velo” attribuita a Lucas Cranach
◗
“Venere con velo” attribuita a Lucas Cranach

In Francia si indaga dal 2014 dopo una lettera anonima. Sotto accusa padre e figlio di Vetto e un pittore di Montecchio

2 MINUTI DI LETTURA





MONTECCHIO. È impressionante quello che la magistratura francese ritiene di aver scoperto su un “giro” internazionale di opere fasulle solo apparentemente riferibili a grandi firme dell’arte. L’inchiesta transalpina – che era stata anticipata dalla Gazzetta quando dalla Francia aveva avuto le prime ricadute nel Reggiano – ha raggiunto conclusioni che lasciano esterrefatti.

L’INDAGINE-SHOCK. Sono17 i quadri di grandi pittori (in special modo rinascimentali) su cui vengono sollevati dei dubbi (facendo riferimento ad altre 8 opere su cui potrebbero pendere degli accertamenti); un vorticoso movimento di quattrini da parte di Giuliano Ruffini (il vettese 74enne – che ora vive a Malta – è indagato con il figlio Matthieu e il pittore Lino Frongia di Montecchio) su conti bancari in mezza Europa (

, Francia, Belgio, Inghilterra, Svizzera, Germania, Montecarlo) attraverso cui avrebbe incassato cifre da capogiro per i quadri piazzati e poi poter pagare diversi intermediari; la citazione di perizie giudiziarie che indicherebbero come false non poche opere messe in vendita dallo stesso Ruffini; l’emergere di una serie di controversie che hanno opposto il 74enne a mercanti d’arte o case d’aste famosissime per tele contestate; lo spuntare di documenti ritenuti taroccati; espertizzazioni di quadri che non sarebbero state mai eseguite; legami di opere con prestigiose collezioni che gli investigatori francesi invece smentiscono; l’individuazione di una società (il cui direttore sarebbe stato Matthieu Ruffini) su cui sarebbero stati trasferiti cifre milionarie da reinvestire.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.38628802:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2020/03/23/news/il-forno-che-invecchia-dietro-la-porta-blindata-1.38628802]]

LA LETTERA ANONIMA. Insomma, un intreccio che pian piano ha ricostruito – su delega della Procura di Parigi – l’Ufficio centrale di lotta contro il traffico di beni culturali, partendo da una lettera anonima giunta agli inquirenti il 26 maggio di sei anni fa. Nella lettera veniva fatto riferimento agli ultimi vent’anni d’ intensi affari nel mondo dell’arte di Giuliano Ruffini, citando illeciti nelle vendite di quadri attribuiti a grandi maestri (Orazio Gentileschi, Lucas Cranach, Parmigianino, Pieter Brueghel il Giovane, Frans Hals, Federico Barocci e diversi altri) su cui si sono ben presto concentrate le investigazioni, ampliandone addirittura la portata ed arrivando a sequestrare alcune opere.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.38628813:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2020/03/23/news/aleggia-sui-tre-indagati-reggiani-un-processo-in-contumacia-1.38628813]]

MURO CONTRO MURO.Gli inquirenti francesi indicano nei due Ruffini come le “menti” di queste vendite a prezzi astronomici di autentiche “croste” falsamente attribuite a famosissimi artisti, mentre Frongia sarebbe il “braccio”, cioè l’abile esecutore dei falsi (sarebbe stato pagato attraverso il conto svizzero di Matthieu Ruffini e gli investigatori citano su questa pista un bonifico a suo favore di 739.200 dollari). Tutti e tre gli indagati negano: l’hanno fatto tramite i loro legali, facendo muro alle accuse transalpine. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google