Le denunce a raffica pronte a passare al vaglio di avvocati e giudici reggiani
Proseguono ininterrottamente i controlli sui divieti Presto in tribunale la mole di sanzioni per chi non li rispetta
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
In troppi non osservano le prescrizioni dei decreti governativi finalizzate al contenimento nonché alla gestione dell’emergenza epidemiologica legata al Coronavirus.
Chiamiamoli irresponsabili, furbetti o superficiali: sta di fatto che se scarsa coscienza o informazione personale scadente sono le cause, scatta comunque la legge e le denunce fioccate in questi giorni sono la prova che nel Reggiano ancora non c’è la completa consapevolezza sulle conseguenze della pandemia che ci attanaglia.
Posti di blocco lungo le strade, ma anche controlli a chi a piedi o in bicicletta si fa trovare fuori dalla propria abitazione. Diamo un dato: quasi quattromila le persone fermate dalle forze dell’ordine fra mercoledì e venerdì. Fra queste – purtroppo – diverse non hanno rispettato le restrizioni e sono state denunciate. Perché le autocertificazioni vengono controllate e sui motivi riportati nel documento non si sgarra, le verifiche ci sono. Se si autocertifica che lo spostamento è dovuto a motivi di lavoro, la motivazione viene verificata dal datore di lavoro e anche la congruità del tragitto fatto. Stesso discorso per chi dice che sta andando a fare la spesa: ha lo scontrino? Il percorso è adeguato per arrivare al supermercato o al negozio di alimentari? Anche se la giustificazione è una visita medica, bisognerà specificare il nome del dottore, l’indirizzo dell’ambulatorio.
Una evidente presa di posizione c’è stata, in questi giorni, da parte di Emanuele Cavallaro, sindaco di Rubiera: «Diverse sono le denunce di persone in giro senza motivo in auto e a piedi – ha scritto su Facebook, alludendo all’operato della polizia locale – e non è una multa, vi sporcate la fedina penale. E vi assicuro che è il rischio minore. Pensate che sia uno scherzo? I numeri dei contagi ci fanno però capire che siamo in piena emergenza». Oltre all’arresto per spaccio di stupefacenti, mercoledì a Quattro Castella un 52enne è stato denunciato anche per l’inosservanza del provvedimento dell’autorità: era in piazza a vendere droga... Che i “numeri” siano alti su chi contravviene al decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri lo si desume anche dai penalisti che ogni giorno turnano per le difese d’ufficio.
Come prevede la nuova norma, nel caso il denunciato richieda che le notifiche arrivino successivamente allo studio legale, l’agente deve prendere contatto con l’avvocato affinché autorizzi tutto ciò.
«In questi giorni sia come difensori di fiducia che come difensori d’ufficio – confermano gli avvocati Noris Bucchi e Costantino Diana (dello studio Cataliotti) alla Gazzetta – siamo stati contattati più volte per questo tipo di denunce. Considerando poi che ogni giorno, in ogni turno d’ufficio, sono coinvolti tre avvocati, se ne ricava che davvero le denunce possono essere tante».
Naturalmente questa mole sanzionatoria approderà pian piano in Procura e bisognerà vedere come il procuratore capo Marco Mescolini intenderà muoversi, se darà una specifica impostazione.
È già accaduto in Procura a Catania e ad Agrigento: emissione di un decreto penale di condanna con immediato pagamento e arresto in flagranza per chi viene accusato di reati più gravi come l’epidemia colposa per chi non rispetta gli obblighi della quarantena (quest’ultimo caso pare non si sia però verificato sinora nella nostra provincia). Un’altra strada può essere quella dell’oblazione chiesta dal difensore al pm titolare del fascicolo aperto per quella specifica denuncia (poi deciderà il gip) ma ha costi legali non indifferenti. —
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