Le ex Cave Corazza mostrano com’era tutta la pianura
La storia dell’oasi nasce nel 2001 con la ristrutturazione della casa colonica, ora adibita a centro visite. È caratterizzata da acque stagnanti
POVIGLIO
La storia del CEA Oasi Ex cave Corazza, inizia nel maggio del 2001, in seguito alla ristrutturazione della casa colonica e della attigua stalla, adibita a centro visite e laboratorio didattico.
Sono localizzate nell’immediata periferia di Poviglio. Per la presenza dell’acqua stagnante, di superficie e sotterranea, continua o episodica, sono una zona umida che conserva l’aspetto originario della pianura reggiana. In questo ambiente si è spontaneamente sviluppata una vegetazione che ha creato un ecosistema prezioso per la conservazione della specie vegetali e animali che vi si sono insediate. La superficie totale, pari a 7 ettari, è caratterizzata da prati sfalciati periodicamente che presentano diversi gradi di idrofilia, da pratarie naturali, canneti quasi impenetrabili, vecchie boscaglie allagate dominate da pioppi, dal salice, bianco e dall’olmo comune, nonché da nuove zone boschive frutto di recenti interventi di rimboschimento. Ai margini, lungo i confini, sono presenti salici, pioppi bianchi, farnie ed altre specie arboree, proprie di suoli umidi e tolleranti saltuarie inondazioni. La zona palustre più periferica, con suolo sommerso, è occupata da Fragmiteti, cioè da comunità dominate da canne e tife. L’oasi è oggi un esempio, anche se improprio, di come doveva presentasi buona parte della nostra Pianura mille anni fa: siepi lungo le strade, grandi quantità di luoghi incolti dove predominava il bosco con molteplici varietà di specie vegetali e animali. Numerose sono le comunità di insetti, anfibi e rettili tra i quali spicca sicuramente la biscia dal collare, il biacco, il saettone. Tra i rapaci diurni, lo sparviere, il gheppio e la poiana. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
