Posti letto all’hotel Europa per medici e infermieri
Terminal One e l’imprenditore Claudio Campani insieme contro il Coronavirus «Il personale sanitario, alla fine di turni infiniti, non dovrà mettersi in viaggio»
Chiara Cabassa
REGGIO EMILIA
Grazie alla generosità di Terminal One e a quella di Claudio Campani, proprietario dell’hotel Europa, a giorni saranno disponibili decine e decine di posti letto per ospitare gli infermieri, i medici e più in generale il personale sanitario del Santa Maria Nuova: gli eroi che in queste settimane sono costretti a turni massacranti per salvare vite messe a repentaglio dal Coronavirus. Abbiamo chiesto a Guido Prati, presidente di Terminal One, più precisamente di cosa si tratta.
Prati, come nasce questo progetto solidale?
«Stefano Aleotti di Terminal One è stato contattato e informato del fatto che molti medici e infermieri del Santa Maria Nuova avevano, una volta finito il turno di lavoro, la necessità di trovare un posto letto non troppo distante dall’ospedale. Un problema che riguarda da un lato infermieri e medici che, pur abitando a Reggio, temono tornando a casa di contagiare i familiari; dall’altro il personale sanitario che risiede lontano da Reggio e, considerando i turni lunghissimi, si trova a dovere affrontare chilometri di andata e ritorno che accrescono stress e stanchezza. Aleotti mi ha comunicato questa emergenza e ci siamo confrontati con i soci di Terminal One che hanno dato tutti il via libera».
E quando entra in campo Claudio Campani?
«Abbiamo pensato di contattare Campani in quanto l’hotel Europa in questo momento è chiuso e in più è a poche centinaia di metri dall’ospedale. Non ci ha pensato un attimo: non solo ha dato l’immediata disponibilità per l’utilizzo dell’hotel ma ha aderito all’iniziativa come benefattore in tutti i sensi».
Quando si concretizzerà il tutto?
«Al momento non sono in grado di dirlo ma, vista la disponibilità di tutti gli attori in campo, spero che tutto inizi al più presto. Voglio a questo proposito lanciare una proposta. Ora siamo noi a dare vita a questa catena di solidarietà ma saremmo felici se altri si unissero a noi in modo che anche i posti letto a disposizione aumentino. Mi sembra un gesto doveroso verso i nostri eroi che non lasciano un minuto le corsie per salvare più vite possibili. Non aiutare queste persone significa non capire la gravità di quanto sta succedendo e non rendersi conto della fortuna di potere contare su un sistema sanitario d’eccezione».
Perché, diciamolo, non è che funzioni così proprio in tutta Italia.
«In realtà questo è il momento di stigmatizzare certi comportamenti. Premesso che non mi interessa la politica, e soprattutto in questo momento sarebbe profondamente sbagliato farne una questione politica, penso che la verità vada detta. Qui abbiamo medici e infermieri che neppure guardano l’orologio e vanno avanti fino allo sfinimento. A Crotone, per fare un esempio, su 300 dottori, infermieri e in genere personale sanitario chiamato a far fronte all’emergenza Coronavirus, in 150 si sono messi in malattia. E a fine mese, chi lavora giorno e notte guadagnerà tanto quanto chi se ne sta a casa. Questo per dire che ci sono, ci sono sempre state, due Italie: oggi, nell’emergenza, è il momento di rendersi conto che siamo noi la vera Italia». —
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