Alessandro Fagioli decano dell’industria è morto a 81 anni
Fondatore, deus ex machina e presidente per oltre mezzo secolo di un colosso fino all’ultimo ha seguito da vicino e con passione l’andamento dell’azienda
Ambra Prati
REGGIO EMILIA
È morto a 81 anni (ne avrebbe compiuti 82 il 26 agosto) Alessandro Fagioli, decano dell’industria reggiana, fondatore, deus ex machina e presidente per sessant’anni del colosso Fagioli Group Spa. Alessandro è morto domenica alle 19 in un letto dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove era ricoverato da una settimana per l’aggravarsi improvviso delle sue condizioni di salute. I volontari di un’ambulanza erano andati a prenderlo in condizioni già critiche nella sua abitazione di Sant’Ilario d’Enza, accanto al supermercato Famila, dove ha vissuto per mezzo secolo senza sfarzo.
Era affetto da varie patologie, che però non gli hanno impedito di seguire da vicino l’andamento dell’azienda fino all’ultimo. Membro degli Industriali di Reggio Emilia e del Lions Club, era molto legato al suo territorio. Lascia nel dolore la moglie Manuela, i figli Alessandra, 32 anni, e Alfredo, 28 anni, che non hanno seguito le sue orme. Il funerale non è ancora stato fissato e, vista l’emergenza attuale, si terrà in forma privata.
Originario di Traversetolo, nel Parmense, Alessandro Fagioli è sinonimo di Fagioli Spa, l’azienda di ingegneria leader mondiale in trasporti e sollevamenti eccezionali che ha chiuso il 2019 con 200 milioni di fatturato e 600 dipendenti sparsi per il globo.
Una ditta nata come una piccola realtà familiare e trasformatasi nel tempo in un gioiello dell’ingegneria d’avanguardia, specializzata in imprese titaniche. Alessandro la fonda insieme al padre, il cavaliere del lavoro Giovanni Fagioli: lui stesso amava ricordare come nel 1951 il padre (la famiglia all’epoca abitava a Montecchio), in origine autista dipendente per una piccola società, decise di comprarsi il primo Dodge nel 1951 mettendosi in proprio come corriere. All’inizio Fagioli trasporta di tutto, dal legname al bestiame ai generi alimentari, finché nel 1955 inizia il trasporto continuativo di barattoli per una impresa locale. «La produzione di barattoli si spostò poi a Sant’Ilario d’Enza dove mio padre di sera parcheggiava i suoi mezzi», raccontava Alessandro: sarebbe stato il primo nucleo dell’attuale struttura di via Ferraris, nel Villaggio Bellarosa di Calerno, dove la Fagioli è situata a pochi metri dall’Interpump di Fulvio Montipò.
La partenza avviene nel 1960 con otto mezzi, poi i primi semirimorchi. «Convinsi mio padre dell’idea che il nostro trasporto doveva essere modificato perché impiegavamo troppo tempo nelle operazioni di carico e scarico. I nostri camion rimanevano fermi anche dieci ore in una giornata. Così andammo a comprare i primi tre semirimorchi e ne lasciammo uno alla Fa.Ba (ora la multinazionale Crown Imballaggi Italia Srl), uno dal cliente mentre il terzo viaggiava…».
La competenza sui trasporti eccezionali è presente fin dal 1965, quando avvengono la prima movimentazione di un boiler e il trasporto di una campana in bronzo, ma è a partire dagli anni ’70, parallelamente alla moltiplicazione di uffici lungo la penisola, che si eseguono le prime spedizioni eccezionali verso Libia, Arabia Saudita e il Medio Oriente: da lì ha origine la fama internazionale del gruppo.
Con lungimiranza Alessandro pretende nuovi mezzi e personale sempre più specializzato per acquisire commesse sempre più complessi, all’insegna dello slogan “la tecnologia muove il mondo”. E la settorialità paga.
Come ogni dinastia di industriali, anche la Fagioli deve affrontare il problema del testimone generazionale. Nel 2004 il fratello di Alessandro, Gianfranco, che è subentrato in azienda dopo il padre, muore. Nel 2006 Alessandro rileva l’azienda e ne diventa l’unico timoniere con il 100% delle azioni, liquidando i figli di Gianfranco, i nipoti Carlo e Giovanni Fagioli (il primo si è candidato alle scorse elezioni, il secondo è il patron della Snatt Logistica).
A fine 2017, per raggiunti limiti di età, Alessandro pensa al futuro della sua impresa: e, mentre si affida ad un team di manager di comprovata esperienza, cede il gruppo al fondo di investimento QuattroR, che ne acquista la maggioranza, restando presidente e socio di minoranza con il 25% di azioni. —
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