Coronavirus: troppe violazioni, crescono le denunce. Mescolini: «Chiesta massima attenzione»
Diversi incontri fra il procuratore e le forze dell’ordine: «Situazione inedita, ci si deve muovere con fermezza ed equilibrio»
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
L’emergenza da Coronavirus ha richiesto – a colpi di decreti – l’applicazione di misure restrittive a tutela della salute di tutti, ma si continuano a verificare troppi casi di inottemperanza alle limitazioni relative agli spostamenti.
E se il rigoroso rispetto dei divieti non c’è, scattano inevitabilmente le denunce da parte delle forze dell’ordine. Un numero di denunce che sta salendo vertiginosamente.
L’isolamento necessario in questa delicata fase del contagio non viene colto nella sua importanza da una fetta della comunità reggiana che, prendendolo sottogamba, rischia non solo la salute (propria e degli altri) ma anche di sporcarsi la fedina penale.
Una pericolosa indisciplinatezza che contrassegna – quindi – queste lunghe giornate di paura. E la montagna sanzionatoria che si sta formando dovrà prima o poi essere “scalata” dalla nostra Procura.
Due i reati per lo più infranti: l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità (articolo 650 del codice penale) e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (articolo 483 codice penale). Sinora non verificatosi il ben più grave caso di chi cagiona “un’epidemia con la diffusione di germi patogeni” (articolo 452 codice penale).
«C’è massima attenzione sul rispetto delle misure imposte – spiega il procuratore capo Marco Mescolini – e ho avuto più incontri con le forze dell’ordine affinché nell’applicazione delle norme si muovano con fermezza ma anche equilibrio, tenendo presente che stiamo vivendo una situazione con cui non ci siamo mai confrontati. L’emergenza c’è, i decreti si susseguono, è ancora tutto molto complicato».
L’ultima allusione del procuratore della Repubblica è alla complessa casistica prevista da queste norme che se, violate, fanno scattare la denuncia.
Ed è perciò molto probabile che i magistrati valuteranno caso per caso, in tempi non ancora certi, visto che – al momento – il decreto prevede la sospensione dei termini sino al 15 aprile (ma è prevedibile che questa data verrà posticipata).
Vale a dire che lo sviluppo dei vari procedimenti legati alle denunce sono congelati perlomeno fino alla metà del prossimo mese, poi quando i termini cominceranno a decorrere si entrerà davvero nel vivo di queste violazioni delle norme.
Trattandosi di contravvenzioni, la prescrizione scatta dopo 4 anni.
«Ma è nostro dovere – hanno dichiarato in questi giorni magistrati inquirenti di mezza Italia – non vanificare l’opera delle forze dell’ordine e far sì che ci sia un effetto deterrenza per chi non capisce che deve rispettare le regole».
Se la pioggia di verbali sarà l’irresponsabile andazzo ancora per lungo tempo, non è difficile pensare ad una Procura “ingolfata” dai fascicoli che dovranno venire aperti dai rispettivi pm per poi arrivare ad una decisione che sarà materia per giudici e avvocati penalisti. —
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