Gazzetta di Reggio

Reggio

welfare e salute 

«Date una casa per la quarantena alle persone senza fissa dimora»

«Date una casa per la quarantena alle persone senza fissa dimora»

L’appello sottoscritto da diverse associazioni e cooperative che si occupano del sociale e che sono preoccupate per le condizioni dei senzatetto

3 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia. Tutti abbiamo l’obbligo di restare in casa il più possibile, ormai è chiaro a tutti. Ma chi, invece, una casa non ce l’ha? È di questo problema, tutt’altro che secondario, di cui si stano preoccupando diverse realtà sociali del territorio.

Città migrante, associazione Partecipazione, associazione di volontariato Glm, Avvocato di strada di Reggio Emilia, Aps Passaparola, coop sociale “La Vigna”, coop Vivere la collina, La quercia cooperativa agricola e sociale e la onlus Centro sociale Papa Giovanni XXIII hanno sottoscritto un appello, rivolto ad amministratori e istituzioni, intitolato non a caso “Tutti assieme ce la faremo”.

«Come associazioni, gruppi e cooperative – si legge nella lettera – da anni cerchiamo di pensare assieme e di stimolare il dibattito sui temi dell’accesso ai diritti delle persone che vivono in condizioni di marginalità. E in questo momento più che mai ci accorgiamo che le battaglie, le richieste, gli impegni di ognuno di noi hanno un valore reale, concreto, tangibile. Oggi nessuno si può più permettere di dire “tutti assieme ce la faremo” e poi nei fatti non comprendere in questo tutti alcune categorie di persone. E non possiamo permettercelo perché, se dimentichiamo l’universalità di questa affermazione, mettiamo in pericolo noi stessi».

Chi non ha una casa, ricordano infatti le associazioni, «non ha la possibilità di assolvere alla responsabilità personale di mantenere livelli igienici nella norma e quindi ha più possibilità di diffondere il virus. Chi non ha la residenza non ha la possibilità di chiamare il medico di base perché lo possa visitare, non potendo capire come mettere al riparo il singolo e la comunità in cui vive. Chi non ha casa non ha la possibilità di cucinare e deve quindi spostarsi per andare alle varie mense».

Da giorni viene ricordato da organizzazioni «che hanno lavorato sulle nostre stesse tematiche, come Avvocato di strada o Amnesty international, quali siano le azioni da mettere in campo per affrontare l’emergenza nell’emergenza delle persone che non hanno una casa dove stare al sicuro, e cioè velocizzare le procedure per iscrivere queste persone nelle liste anagrafiche in modo da poterle anche monitorare dal punto di vista sanitario e stanziare somme per consentire ai Comuni di fornire loro un tetto, utilizzando appartamenti, strutture ricettive, palestre, o altri edifici pubblici o privati».

L’appello firmato dalle realtà reggiane, quindi, chiede proprio «che vengano prese in seria considerazione dagli amministratori locali, in concerto con il sistema sanitario, queste soluzioni garantendo un posto sicuro a chi ha l’obbligo di quarantena e non ha una casa e fornendo un tetto a persone senza dimora, oltre a garantire una corretta informazione che possa raggiungere davvero tutte e tutti. La stessa protezione civile ha sollecitato le istituzioni affinché vengano trovate delle soluzioni». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google