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Parmigiano-reggiano 

Il vicolo cieco degli allevatori fra produzione e riduzione

am.p.

Sabrina Spaggiari, imprenditrice della società “I Quattro Girasoli” «O riusciamo a calare oppure saremo costretti  a disfarci delle mucche»

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REGGIO EMILIA.

«O riusciamo a calare la produzione di latte oppure saremo costretti a disfarci di alcune mucche, in un momento in cui i macelli non ne vogliono più». Sabrina Spaggiari è una imprenditrice agricola nel settore del latte per il Parmigiano-Reggiano. La società “I Quattro Girasoli”, che gestisce insieme al marito Gabriele Mammi e al figlio Christian, si trova a due chilometri dal centro di Montecchio e conta un centinaio di capi di bestiame (46 quelli in mungitura) oltre alla vite.

«Il Consorzio del Parmigiano ci ha chiesto di diminuire la produzione, il che è difficilissimo – ha spiegato Sabrina – Ci stiamo provando: ora siamo sugli 11 quintali al giorno, prima sui 12-13 quintali, ma occorre calare ancora e a breve avremo diversi parti, periodo in cui i bovini producono il doppio di latte. La strada è agire sull’alimentazione: ridurre la razione giornaliera fa sì che l’animale produca un pochino meno, anche se si va a rompere un equilibrio e potrebbero insorgere problemi di salute. L’altra strada, quella della macellazione, finora non abbiamo voluto percorrerla».

Più che una strada si tratta di un vicolo cieco, se si considera che l’Assocarni della Lombardia – ma il quadro è simile in Emilia – ha fatto circolare direttive drammatiche, avvertendo che le capacità di stoccaggio della carne sono quasi esaurite e, non potendo esportare, ha consigliato agli allevatori «di tenere per alcune settimane ancora gli animali in stalla in attesa della riapertura del canale della ristorazione». Ha commentato Sabrina: «Gli animali non possono produrre troppo latte ma nemmeno morire. L’alternativa al cibo razionato è anticipare il fine vita delle mucche e mandarle al macello rimettendoci: per ora stiamo resistendo e aspettando». L’incremento nel consumo privato di latte e di Parmigiano – controbilanciato il primo dalla serrata di bar, mense e locali pubblico ed il secondo dai prezzi bassi di partenza dell’anno scorso con il Parmigiano a 8 euro al chilo – non si è tradotto, almeno per ora, in un beneficio per i produttori.

«Il nostro latte ce lo stanno ritirando, con lo spauracchio che se si ammala il casaro o il garzone non esistono possibilità di ricambio perché sono mestieri in via d’estinzione – ha proseguito l’allevatrice montecchiese – Soprattutto per noi è troppo presto per capire se avremo davvero un guadagno sul latte del Parmigiano o se riusciremo a malapena a coprire le spese: quanto ci pagheranno il latte attuale dipenderà dalle quotazioni del Parmigiano venduto nel 2020. Purtroppo il mercato è già entrato in crisi alla fine dell’anno scorso, quando una volta finita la produzione 2018 abbiamo iniziato a vendere il primo lotto 2019 ed è andata molto male sul fronte della redditività». —

am.p.

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