Gazzetta di Reggio

Reggio

l’appello della cia 

«Servono protocolli per gestire le quarantene negli allevamenti»

AM.P.

Il presidente Antenore Cervi «C’è una riscoperta delle uova Gli affari vanno bene per chi rifornisce i supermercati ma la vendita diretta è in crisi»

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REGGIO EMILIA

I produttori di uova gongolano, ma c’è anche chi rischia di sparire. È il panorama, fatto di luci e ombre, descritto da Antenore Cervi, presidente della Cia di Reggio Emilia nonché titolare di un allevamento a Campegine da diecimila galline (a terra e all’aperto) che producono circa 9mila uova al giorno.

«C’è una riscoperta delle uova: evidentemente l’unica attività per chi è a casa è cucinare. È lo sdoganamento di un alimento base finora snobbato, con un ottimo rapporto tra costo e valore nutrizionale e in più nel Reggiano si è assistito a una notevole evoluzione sul benessere animale – ha dichiarato Cervi, che rifornisce la grande distribuzione –. Io registro una richiesta in aumento, sebbene non certo dell’ordine del 50%. Lo dimostra il rialzo delle quotazioni: i prezzi viaggiano al +5 e+10%, se prima un uovo veniva venduto a 1,50 ora siamo su 1,65. Il rendimento è aumentato: prima era sufficiente, ora è discreto, il che è positivo».

Se gli affari vanno bene per chi rifornisce la Gdo, non tutti nel settore però sono nelle stesse condizioni. «Molto dipende dalla tipologia di produzione e dal canale di distribuzione. Gli allevatori che avevano la vendita diretta, tramite mercati o spaccio, ai laboratori (ad esempio fornai, pasticceri, ristoranti o mense) sono in forte crisi: e si tratta delle uova a filiera corta e di maggiore qualità. Con la chiusura delle attività costoro rischiano di sparire: né la consegna a domicilio può essere una soluzione, è economicamente insostenibile, se devi girare per consegnare 20 uova non ti paghi nemmeno la benzina. Dobbiamo lavorare affinché queste imprese non si disperdano».

Tra le difficoltà attuali Cervi ha evidenziato l’eventuale scoperta di casi di positività tra gli allevatori. «Finora non è accaduto, per fortuna, ma non sono arrivate indicazioni sanitarie. La maggior parte delle ditte, come la mia, sono a conduzione familiare. Nel terremoto l’imprenditore agricolo poteva aiutare il vicino, qui invece se scatta la quarantena è un disastro: gli allevamenti non si possono fermare, non è come una fabbrica dove puoi sospendere l’attività e sanificare. A mio avviso l’urgenza è: si codifichi bene il protocollo per gestire la quarantena o la positività negli allevamenti zootecnici, finché siamo in tempo». —

AM.P.

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