«Era brillante e positivo»
L’omaggio di Giorgio Cimurri e Bruno Reverberi, decano dei direttori sportivi: «Per lui sembrava che il tempo si fosse fermato»
BAGNOLO
«“Giorgino! Giorgino!” Eravamo in riviera, ad Alassio, per il raduno invernale dell’Atala, mio padre Giannetto da massaggiatore, Danilo Barozzi da corridore ed io da bambino. La vita era come un sogno, il ciclismo come un film western, i corridori come i cowboy e gli indiani, e Danilo era speciale perché di Reggio Emilia, come noi, come me. Un vero eroe».
Così Giorgio Cimurri ricorda Danilo Barozzi. «E quell’autorità, quella gloria, quel prestigio non li ha più perduti, anche quando scoprii che, rispetto a Coppi, era soltanto un gregario; l’antica ammirazione si è poi trasformata in stima e rispetto, in amicizia e legame; ogni volta che il ciclismo premiava Reggio, o che la sfiorava, Barozzi c’era come bandiera, simbolo, memoria – racconta – I suoi ricordi avevano il dono della semplicità, della leggerezza, come la prima vittoria, Gran premio Saranga, organizzato dalla Gazzetta dello Sport per allievi, un centinaio di iscritti e 70 km di corsa; era il 19 marzo 1945, pronti via e Barozzi andò in fuga, rimase lì davanti, a portata d’occhio ma irraggiungibile, tenne duro e vinse».
«All’arrivo niente miss, ma molto di più, perché c’era Tano Belloni, l’eterno secondo, sopracciglia folte come certe creature del bosco, che lo invitò a casa sua e gli regalò anche una sella. Come il Tour de France, quello del 1955, dove Alfredo Binda, c.t. della nazionale italiana, recitava “chi si ritira, neanche una lira”, lui tenne duro e arrivò in fondo, e con i soldi guadagnati si costruì una casa – va avanti – Come i suoi anni, quelli delle battaglie epiche tra Coppi e Bartali. Raccontava sempre che Coppi era un rullo compressore, ma Bartali ti uccideva; 50 metri sui pedali, poi sul sellino, poi sui pedali, poi sul sellino, ti faceva venir voglia di mollare la bici per terra. Coppi era di poche parole e di grandi silenzi, Bartali un chiacchierone, aveva sempre ragione lui mi raccontava l’indimenticabile Danilo».
Bruno Reverberi, decano dei direttori sportivi italiani e general manager della Bardiani Csf Faizanè, ricorda: «Conobbi Barozzi quando iniziai a gareggiare nella categoria Allievi con la Bagnolese-Vittadello unitamente agli amici, Masini, Sassi e Catellani dove lui aveva il ruolo di consulente tecnico. Barozzi ancora oggi era l’orgoglio del ciclismo reggiano e personalmente la nostra frequentazione negli anni è sempre stata bellissima, parlare con lui ti rendeva orgoglioso di ciò che stavi facendo per il ciclismo reggiano».
«Era una persona brillante, sempre positiva, disponibile e dalla battuta facile, per lui il tempo sembrava essersi fermato; l’ultima volta che l’ho incontrato era all’inaugurazione della mostra “Le bici dei campioni” allestita dalla famiglia Cimurri all’Auditorium del Credem ». —
A.S.
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