Noi reggiani abbiamo lo spirito giusto Dopo ogni Resistenza c’è la Liberazione
Incontro con il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi
l’intervista
Stefano Scansani
Sindaco, so che sta telefonando a molti anziani. Qual è il loro maggiore problema, l’ansia più grande?
«Ho iniziato spontaneamente, convinto che a volte fosse insufficiente rispondere per iscritto a una mail, ad un messaggio social, poi ho capito che il contatto umano, anche telefonico, aiuta; e tutto ciò che può aiutare la fragilità di questi giorni va fatto. Ho chiamato infermieri, medici, assistenti sociali, operatori sanitari, ho parlato con giovani neolaureati, e soprattutto ho chiamato le persone anziane e in alcuni casi persone che non conosco ma che avevano perso un famigliare. Chiamate non programmate. In generale vale sempre una regola: se vuoi rappresentare una parte devi sentirti parte. Il mio ruolo non è solo quello di stare tutto il giorno sulla prima linea di direzione, ho intuito che il dramma collettivo aveva bisogno di calarsi, di non stare a distanza, di entrare in empatia col dolore, con l’ansia, l’angoscia, per aiutare una comunità a tenersi stretta e a uscirne insieme».
Che notizie ha dall’ospedale, dei pazienti, dei medici, degli infermieri, di tutti gli operatori?
«Ho visto in questi giorni, dalla mia postazione, la straordinaria forza del nostro sistema sanitario, la collaborazione tra il pubblico e il privato, la capacità di reagire, prevenire, riorganizzare. Sento ogni giorno Fausto Nicolini che è la guida straordinaria di uno schieramento di settemila professionisti, tecnici, medici, infermieri, che meritano il nostro profondo senso di gratitudine, la vera prima linea di questa battaglia, di questa resistenza verso un oppressore invisibile. Alla fine ne avremo ragione. E come dice quella storica canzone “we shall overcome”, ne usciremo insieme».
Il Comune come si è organizzato? La Giunta quali misure ha preso, come si riunisce, qual è il programma?
«Nei primi giorni ci siamo fermati, in attesa che passasse la tempesta. Poi a un certo punto, abbastanza rapidamente, abbiamo messo a fuoco che eravamo entrati in una nuova normalità in tempo di emergenza da coronavirus. E allora abbiamo compreso che dovevamo cambiare tutto. Inventarci nuove risposte a nuovi bisogni, gestire l’emergenza ma al tempo stesso stare in costante sintonia con lo spirito della città. Abbiamo attivato nei quattro poli sociali i punti di raccolta, come nelle grandi emergenze. Raccolta di bisogni, la spesa, i pasti, le medicine consegnate a casa dalle farmacie comunali. Pensi un po’ le nostre Farmacie comunali nate oltre 100 anni fa per dare le medicine ai più deboli ed oggi nel 2020 impegnate a consegnare a casa gratuitamente le medicine ai più fragili. In pochi giorni insieme a Dar Voce si sono proposti 250 volontari. Gli insegnanti delle nostre scuole d’infanzia hanno creato in pochi giorni straordinari contenuti educativi per i bambini che sono a casa, che metteremo a disposizione di tutte le scuole italiane. Ma poi non posso dimenticare esperienze straordinarie di protagonismo civico da Citofono in Via Roma a Radio Rosta... Abbiamo pensato allo sport mettendo a disposizione, in video, opportunità per attività motoria e sportiva in casa. Devo ringraziare i commercianti che in rete hanno costruito un network per fornire prodotti alimentari e ortofrutta a domicilio. E poi la straordinaria collaborazione che ha facilitato la riconversione della Nuova Sapi che renderà presto autosufficiente il territorio nella produzione di mascherine. Se ripercorro il filo di queste storie, in così pochi giorni trovo la tempra straordinaria dei reggiani, che non si arrendono, combattono e ce la faranno ancora una volta».
La sua maggiore preoccupazione?
«Le persone anziane. Le più vulnerabili. Le persone che stanno combattendo, negli ospedali e nelle terapie intensive, è la mia angoscia quotidiana: uscirne, uscirne insieme, con la consapevolezza che alla fine ne usciremo comunque pagando un prezzo altissimo e da lì troveremo la forza di rialzarci e di ripartire, curando le ferite, gestendo il dolore, i traumi, i cambiamenti nello spirito di ognuno di noi, ma senza mai perdere di vista il futuro, i nostri figli, la nostra comunità».
Come riassume lo stato d’animo della città?
«Uno stato d’animo seriamente preoccupato, talvolta attraversato da angoscia e paura per qualcosa che mai avremmo immaginato di dover affrontare. Però al tempo stesso vedo la compostezza e la dignità di un popolo, i reggiani, la responsabilità con cui ha seguito le regole, la solidarietà e la determinazione a non rassegnarsi. È lo spirito giusto, lo spirito consapevole di un popolo che soffre ma sa che ce la farà . È una fiducia, una speranza che non si alimenta nella retorica, ma nasce nella forza della ragione, nell’equilibrio e nella lucidità con cui ogni giorno guardiamo in faccia alla realtà».
Misure strette, controlli serrati, sanzioni esemplari. Lei che cos’ha chiesto alla Regione e al Governo?
«Non c’è una richiesta che nello specifico abbiamo avanzato solo noi, però c’è una cosa straordinariamente senza precedenti: la collaborazione tra istituzioni. Con il prefetto mi sento dieci volte al giorno, la riunione territoriale quotidiana con i 45 sindaci, ma anche quella con i sindaci emiliano romagnoli. Non ci era mai capitato di stare in chat e al telefono sempre in contatto tra noi sindaci dei capoluoghi a trattare gli stessi problemi da Piacenza a Rimini. E poi la Regione, che sta assolvendo in modo eccellente al suo ruolo. Penso che questa esperienza di collaborazione alla fine lascerà un tessuto istituzionale decisamente più solido, più esperto e questa è una bella cosa per la città».
C’è collaborazione, vi sentite con le forze dell’opposizione?
«Dalle forze di opposizione auspico che facciano responsabilmente la loro parte. La città chiede questo, chiede unità. Abramo Lincoln disse “abbiamo differenze politiche, culturali, religiose, ma tra le tante diversità restiamo un unico popolo”. Siamo reggiani e italiani aggiungo io e questo è il momento dell’unità» .
La sua giornata da sindaco com’è cambiata, quale rivoluzione ha subìto?
«La mia vita ha subìto una rivoluzione come quella di tutti gli italiani. Siamo tutti sulla stessa barca. Arrivo in ufficio presto vado via tardi, molto tardi. L’ufficio ormai è un bunker, da lì si fa tutto, telefonate, teleconferenze, pranzi, tutto. Naturalmente distanziati con le poche persone che circolano. E a casa pure. Mi devo riguardare e stare piuttosto attento, non posso permettermi sottovalutazioni. Sento la mancanza di tutto quello che ho perso, che abbiamo perso, il contatto con le persone, le abitudini, in una parola la libertà. Ma la mia condizione è la condizione di tutti».
Che cosa può fare Reggio, che cosa possono fare i reggiani, per aiutare chi è in prima linea e reggere il fronte?
«Reggio sta compiendo uno sforzo straordinario. Quei 2,7 milioni di euro donati all’Ausl è una testimonianza straordinaria di partecipazione solidale a questo momento. Ma ci sono stati tanti altri momenti. Quando domenica il direttore Nicolini mi ha chiesto posti in albergo per gli infermieri pensavo avremmo impiegato tanto tempo... sono bastate alcune ore grazie a Claudio Campani dell’Hotel Europa e a Terminal One per fare uscire 100 posti. Ma dietro questi gesti concreti di grande valore in realtà si svela lo spirito di Reggio Emilia, il pragmatismo, l’etica del lavoro, ma soprattutto lo spirito solidale e il senso di appartenenza ad una comunità. Credo che quando ne usciremo sarà da questo giacimento di valori che dovremo far rialzare e ripartire la nostra città.
Ogni giorno cerco, nella diretta delle 19, di ringraziare tantissimi che si stanno spendendo in modi diversi: in primis Protezione Civile, forze dell’ordine, volontariato, le persone del volontariato e gli insegnanti che fanno formazione a distanza. Cerco di non dimenticare nessuno, ma più in generale in questo momento come sindaco ho il dovere di ringraziare singolarmente ogni reggiano che sta rispettando le regole di contenimento: così facendo tutela la propria salute, quella dei famigliari e della collettività».
Reggio ne uscirà con le occhiaie, senza lacrime e le ossa rotte... Ma ha energie originarie, antichissime, modernissime. Vero?
«Reggio ha un cuore grande e una caparbietà e una intransigenza che ci aiuterà a ripartire. Ora siamo concentrati sulla gestione dell’emergenza, ma presto dovremo occuparci dell’impatto socio economico, delle conseguenze occupazionali. Avremo davanti un nuovo mondo, una nuova città, piena di qualità ma provata da questo passaggio e dovremo aiutare Reggio a rialzarsi ad avere voglia di guardare al futuro di tornare presto a correre. Dopo ogni resistenza c’è sempre una liberazione». —
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