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Pulizie a raffica e crollo negli accessi «In tribunale solo cinque utenti al giorno»

Tiziano Soresina
Pulizie a raffica e crollo negli accessi «In tribunale solo cinque utenti al giorno»

La presidente Beretti fa il punto sugli interventi di sanificazione del palazzo: «Incrementato il lavoro a distanza»

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

Sanificazione, lavoro “agile”, atti e udienze ristretti alle urgenze, gli utenti pressoché scomparsi e soprattutto l’ansia che corre veloce fra uffici e corridoi. La pandemia da Coronavirus ha stravolto l’attività giudiziaria. Per il presidente Cristina Beretti è una prova davvero dura, ma bisogna far argine a tutto.

Presidente, partiamo dalle misure di prevenzione che ovviamente tirano in ballo le pulizie nel palazzo di giustizia.

«Da quando è scattato l’allarme per il Coronavirus, alle pulizie ordinarie sono state affiancate, in una prima fase, quelle straordinarie con prodotti a base di ipoclorato di sodio e alcol. In quel momento c’era ancora un afflusso rilevante di pubblico e venivano disinfettate in particolare le aree più frequentate: corridoi, aule d’udienza, gli sportelli, le sale d’attesa. Poi si è passati ad una seconda fase in cui sono state disinfestate le zone comuni. A blocchi è stata fatta tutta la struttura, per poi ricominciare. Stiamo valutando di procedere alla sanificazione, cioè tramite la vaporizzazione di disinfettanti e antibatterici. Le misure adottate sinora sono state comunque ritenute conformi e sufficienti dal medico del lavoro del tribunale. Ho chiesto uno stanziamento ulteriore di fondi al Ministero per proseguire nelle pulizie straordinarie: è arrivato oggi (ieri per chi legge, ndr)».

Il 4 marzo è emerso che un volontario operativo allo sportello dell’amministratore di sostegno era positivo al Covid-19: come avete agito?

«È stato fatto subito un intervento di decontaminazione secondo quanto previsto dalle circolari del ministero della Sanità e dagli organismi giudiziari, sentendo anche il servizio di Igiene pubblica. Un lavoro in profondità, con le necessarie attrezzature nell’ala del secondo piano interessata».

Le condizioni sanitarie indispensabili passano anche attraverso mascherine, guanti, gel per magistrati e personale amministrativo. Com’è la situazione?

«Faticosamente stiamo avendo le protezioni e i detergenti, ma non è semplice trovare tutto ciò sul mercato, specie le mascherine».

Come è stato organizzato il lavoro giudiziario per contrastare i rischi da contagio?

«I giudici civili lavorano in smart working, sfruttando il fatto che il processo telematico è già esistente. I giudici penali vengono in tribunale solo per coprire il turno legato a direttissime e convalide, mentre da casa scrivono le sentenze e dispongono i rinvii delle udienze come da decreto».

In ambito penale ha già fatto, però, capolino la videoconferenza per le convalide, con il giudice collegato con il carcere via skipe…

«Sì, ma ora intendiamo andare oltre, allargando questo progetto alle direttissime, collegando il giudice, il pm, l’avvocato difensore e l’arrestato che si trova nella cella di sicurezza. Una prova tecnica con la questura è già stata fatta e ha avuto esito positivo. Insomma, ci stiamo lavorando».

In tribunale lavorano 54 dipendenti amministrativi: su questo versante?

«Per venti di loro è partito il progetto di telelavoro, in tribunale sono stati predisposti solo dei presidi nelle cancellerie per le urgenze, utilizzando il minimo indispensabile come personale. Altri hanno smaltito ferie arretrate o permessi non ancora presi, mentre chi ha patologie pregresse è stato consigliato dal proprio di non rischiare e di stare a casa. Il personale è stato comunque molto collaborativo».

Anche per il tribunale il futuro non può che essere ancora incerto.

«Si vive alla giornata, convivendo con le tensioni dettate dalla paura per il virus. Con le misure prese e i controlli all’entrata sono crollati gli accessi: mediamente ogni giorno frequentavano il tribunale mille persone, negli ultimi dieci giorni la media è di cinque utenti. Cerco di tranquillizzare personale e colleghi, si comincia a fare qualche ragionamento per il dopo-Covid. Ma non è facile». —

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