Solo una trentina di detenuti potranno chiedere i domiciliari
REGGO EMILIA
La montagna ha partorito un topolino. Solo una trentina di detenuti – in totale, sia quelli alla Pulce sia quelli detenuti fuori provincia ma residenti nel Reggiano – su un numero di partenza di 68, potranno passare ai domiciliari. Su questa trentina di casi, dopo una prima scrematura eseguita per competenza dalla polizia penitenziaria di Reggio, valuterà la magistratura di sorveglianza. Le nuove misure del Governo per ridurre il sovraffollamento e il relativo rischio di contagio da Covid-19 hanno previsto un iter semplificato, fino al 30 giugno, per chi deve scontare una pena (anche residua) inferiore ai 18 mesi. La novità, presentata come uno “svuotacarceri”, sulla carta avrebbe potuto sfoltire i 420 detenuti ristretti nella casa circondariale di Reggio, con una capienza di 310. Invece, come ha provato l’esame delle singole posizioni, i paletti previsti dal decreto “Cura Italia” alleggeriranno via Settembrini molto meno del centinaio di domiciliari auspicabili. Sono state esaminate 78 posizioni, tra i detenuti alla Pulce e i reggiani dietro le sbarre fuori provincia. Oltre la metà non hanno i requisiti necessari e non saranno ammessi al beneficio perché stranieri che non hanno un domicilio certo, per la non meritevolezza o per una serie di reati ostativi: delinquenti abituali (i recidivi), reati associativi (mafia e sorvegliati speciali), stalking e maltrattamenti in famiglia, così come sono esclusi i detenuti colpiti da procedimenti disciplinari con sanzioni nell’ultimo anno di reclusione e coloro che hanno partecipato alle rivolte del 7 marzo scorso. Più agevolati i detenuti che godevano del regime di semilibertà: una decina a Reggio. In base all’articolo 124 del decreto costoro potranno chiedere una licenza straordinaria che può durare fino al 30 giugno: anziché uscire di giorno e rientrare in cella la sera, potranno dormire a casa. —
am.p.
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