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Allarme di Federalimentare «Sempre più cassiere a casa»

Massimo Sesena

Il reggiano Ivano Vacondio, presidente dell’associazione, fa il punto  «Il Decreto Cura Italia ha esteso permessi retribuiti e ricorsi alla 104»

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Massimo Sesena

REGGIO EMILIA

«La situazione è drammatica. E non penso agli scaffali vuoti nei nostri supermercati: quella, voglio sottolinearlo ancora una volta, resta una paura senza alcun senso».

Chi parla è Ivano Vacondio, reggiano, presidente di Federalimentare, l’emanazione di Confindustria che raggruppa 7mila imprese del commercio, dalle grandi catene dei supermercati ai piccoli dettaglianti.

Presidente Vacondio, se non è per gli scaffali vuoti, per cosa dovremmo preoccuparci dal punto di vista economico?

«Credo che non ci sia la piena consapevolezza di quello che, proprio dal punto di vista economico sta accadendo e accadrà nei prossimi mesi. Mi spiego: il sistema dei servizi essenziali come quello della grande distribuzione, pur tra mille difficoltà sta reggendo. E di questo va dato atto alle aziende, ai loro dipendenti e a tutto il comparto del trasporto delle merci. Su quello avevo dei timori ma sono contento di dovermi ricredere: gli autotrasportatori stanno facendo un lavoro eccezionale che ci consente di rifornire sempre i nostri punti vendita».

Allora perché parla di situazione drammatica?

«Perché tutto questo ha un costo. Penso al nostro personale chiamato a turni pesanti come non sono mai stati finora. Alcune grandi aziende come Rana e Parmalat hanno deciso di riconoscere un premio ai loro dipendenti per il lavoro straordinario che stanno facendo. E lo hanno fatto nonostante il calo generalizzato dei fatturati. Per questo abbiamo chiesto al governo di riconoscere un aumento della compensazione Iva che permetta l’elargizione di questi premi di produzione».

Da cosa è generato il calo del fatturato?

«Inevitabilmente dai decreti del governo che giustamente hanno chiuso bar e ristoranti e dal turismo straniero che è andato di colpo a zero. Parliamo di un calo del 20-30%, con punte decisamente più alte per tutta quella che è la filiera del caffè, e per tutto il settore del latte. Per fortuna che ancora le merci possono circolare e così l’export ci porta qualche dato positivo».

Tra coloro che sono in prima linea in queste settimane ci sono soprattutto le cassiere dei supermercati. Per loro la situazione qual è?

«Le cassiere e tutto il personale dei supermercati stanno facendo un lavoro straordinario. Purtroppo però, anche qui non mancano i problemi».

Che genere di problemi?

«L’ultimo decreto del governo ha allargato la platea dei permessi retribuiti e reso più facile l’accesso alla legge 104. Questo ha avuto un effetto immediato su alcune realtà, anche grandi, del settore della grande distribuzione, con molte dipendenti che hanno scelto di restare a casa, legittimamente, per accudire i figli o un anziano genitore. Si tratta di scelte personali e legittime di cui però il governo, che ci chiede di restare in prima linea, non può non tener conto».

Mi consenta una divagazione. Lei è stato anche uomo di sport, cosa pensa del possibile taglio dei rimborsi ai giocatori dilettanti?

«Quando questo incubo finirà, tante aziende usciranno con le ossa rotte, lo stesso sistema bancario uscirà molto malconcio. Penso che riceveremo tutti una lezione che davvero non potremo dimenticare. Saremo sicuramente tutti un po’ più poveri, saremo diversi da quelli che eravamo. E dovremo imparare soprattutto a parlare di ciò che si conosce. Sa cosa trovo insopportabile?».

No, mi dica...

«Che tutti sono esperti di tutto. Che un calciatore vale quanto un virologo, o una velina quanto un giornalista che fa informazione in modo serio. È intollerabile».

Non mi ha detto cosa pensa della proposta di ridurre i rimborsi ai giocatori del calcio dilettantistico.

«Davvero, niente sarà più come prima, nemmeno il calcio. Quindi, se ci saranno aziende che non potranno più fare gli sponsor occorrerà prenderne atto. Detto questo mi faccia dire una cosa...».

Prego.

«Non mi risulta che un giocatore, dilettante o professionista non fa differenza, si sia mai presentato da un presidente con una pistola in pugno...». —

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