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Coronavirus, anche Max Mara chiude tutto: cassa integrazione per duemila dipendenti

Ambra Prati
Coronavirus, anche Max Mara chiude tutto: cassa integrazione per duemila dipendenti

Questa è la richiesta inoltratata dal Gruppo, bloccato anche l’e-commerce. Villirillo (Cgil): «Importante assunzione di responsabilità da parte dell’azienda» 

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REGGIO EMILIA. Chiusura totale – compreso l’online, dove non è più possibile fare acquisti – e inoltro della domanda di cassa integrazione ordinaria per i circa duemila dipendenti che lavorano nelle sedi reggiane del gruppo.

Max Mara Fashion Group ha optato per lo stop totale: le direttive del governo (per un comparto, quello del settore moda, considerato non essenziale e tenuto ad ultimare le attività, inclusa la spedizione della merce in giacenza, entro il 28 marzo) e una collezione primaverile largamente compromessa (i capi erano appena arrivati nei negozi) hanno di fatto azzerato l’attività del marchio di moda sinonimo di Reggio Emilia nel mondo, che dovrà affrontare perdite enormi.

La decisione di bloccare l’online è stata comunicata alla clientela mercoledì scorso via mail. «Ora più che mai, in questo momento difficile, abbiamo a cuore la tua sicurezza così come quella delle persone che lavorano con noi. In risposta ai decreti ministeriali abbiamo chiuso i negozi sul territorio nazionale e, a partire da oggi, anche lo store online si fermerà fino a data da destinarsi, per tutelare tutti i nostri collaboratori», recita la comunicazione.

Sul sito il gruppo ha spiegato che non è più possibile acquistare online poiché sono sospese anche le spedizioni: «Gli ordini effettuati fino al 23 marzo sono stati recepiti regolarmente e faremo il possibile per consegnarli entro mercoledì 25 marzo. Se non dovessi ricevere il tuo ordine entro la data indicata, ti invitiamo a contattare il nostro Customer Care, che lavora in remote working ed è a tua completa disposizione per ogni dubbio».

Sui resi «i nostri magazzini sono chiusi e ti invitiamo a non richiedere un reso in questo momento. Abbiamo esteso la possibilità di reso a 30 giorni per permetterti di rendere i prodotti che desideri una volta che l’emergenza sanitaria sarà terminata». Quando abbiamo provato a contattare l’ufficio stampa di Milano nessuna risposta dai cellulari spenti, mentre al numero fisso un portinaio ha replicato: «Mi spiace, è chiuso, qui non c’è nessuno».

«Tutto il mondo Max Mara si ferma – conferma Gregorio Villirillo della Filtea-Cgil –. I negozi avevano già chiuso, come da decreto ministeriale dell’11 marzo. Dopo la stretta del 22 marzo la proprietà ha inoltrato la richiesta di Cigo per alcune aziende del gruppo, tutte quelle reggiane: Imax Srl (il maglificio a Mancasale), Manifatture San Maurizio, Manifatture del Nord, Marina Rinaldi, Marella. Non abbiamo una esatta stima di quante siano le persone coinvolte, ma si tratta di almeno duemila dipendenti solo nel Reggiano, a parte quelli per i quali è praticabile lo smart working. I numeri li avremo la prossima settimana quando si saprà quanti saranno gli addetti in cassa».

Sullo stop dell’online Villirillo prosegue: «Altri siti multimarca continuano a vendere sul web. Forse il vertice ha valutato conveniente lo stop totale. È importante questa assunzione di responsabilità da parte dell’azienda e corretto il ricorso agli ammortizzatori sociali».

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