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processi di mafia 

La pandemia da Covid fa slittare sino a maggio l’Appello di Aemilia

T.S.

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REGGIO EMILIA

Già l’Appello di Aemilia è un procedimento complesso di suo, però ora la situazione si sta complicando ulteriormente a causa della pandemia da Coronavirus che rende impossibile impostare un piano d’udienze nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza, sin dall’inizio stipata di imputati, magistrati, avvocati, forze dell’ordine e penitenziarie, addetti ai lavori, giornalisti. L’emergenza legata al Covid-19 aveva già fatto saltare la “tappa” del 3 marzo, da qui lo slittamento al 9 aprile. Ma da allora sembra passato un secolo, l’epidemia è ora una pericolosissima pandemia e gli assembramenti giudiziari sono al bando finché la situazione sul piano sanitario non si sarà normalizzata. Ma quando questo accadrà? Al momento non c’è una risposta. Intanto i giudici di secondo grado di Aemilia hanno agito, rinviando d’ufficio il procedimento al 5 maggio, collocando avanti di circa un altro mese la ripresa dei lavori processuali. Una decisione perfettamente in linea con la “nuova disposizione di legge finalizzata a contrastare – si legge nel provvedimento – l’emergenza epidemiologica da Covid-19 e contenerne gli effetti”. Un decreto di rinvio logico, visto che contagi e morti non si arrestano in Emilia come in tante altre zone del Paese. Stesso destino a Bologna per il processo di appello bis che vede come imputato Giuseppe Pagliani (per anni figura di spicco del centrodestra reggiano), accusato di concorso esterno all’associazione mafiosa (cioè il clan ‘ndranghetista radicato in Emilia). L’udienza è slittata di tre mesi, cioè al 26 giugno. In questo processo, a diverso titolo, compaiono anche altri imputati: Romolo Villirillo, Francesco Lamanna, Michele Colacino, Francesco Frontera e Michael Stanley Salwach. Il procedimento per tutti questi imputati – del filone dei riti abbreviati di Aemilia – è stato disposto dalla Cassazione che ha annullato con rinvio la sentenza, dando il via ad un nuovo giudizio di secondo grado. Sempre in tema procedimenti in odore di mafia, rinviato all’8 maggio, in Assise a Reggio Emilia, l’udienza sui due omicidi del 1992 e che vede alla sbarra Nicolino Grande Aracri, Antonio Lerose, Angelo Greco e Antonio Ciampà. Si riprenderà dalla requisitoria del pm Beatrice Ronchi non ancora arrivata a conclusione, cioè alle richieste di pena. —

T.S.

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