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Makers reggiani al lavoro per adattare i respiratori alle maschere Decathlon

Makers reggiani al lavoro per adattare i respiratori alle maschere Decathlon

I primi 500 pezzi sono già stati consegnati alla Protezione Civile ma ieri  l’azienda di articoli sportivi ha donato 10mila Easybreath

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REGGIO EMILIA

Ci sono anche “mani” e “teste” reggiane nella costruzione – a tamburo battente – delle maschere da snorkeling adattate, in questi giorni drammatici, allo scopo di rifornire di respiratori polmonari gli ospedali in prima linea.

In particolare, è stato con le stampanti 3 D che in questi giorni l’architetto Francesco Bombardi e Paolo Lasagni, fondatore di Impact Hub Reggio Emilia, hanno risposto presente a un appello rivolto all’universo diffuso dei makers di tutta Italia. Un appello che arrivava da una brillante azienda del settore biomedicale.

Tutto prende le mosse dall’idea di un medico dell’ospedale di Gardone Valtrompia che, alcuni giorni fa, contatta la ditta bresciana Isinnova che già costruisce respiratori per le terapie intensive ma – come tutte le realtà del Biomedicale in questo periodo – è sotto pressione perché non riesce a far fronte al numero crescente di richieste da parte delle strutture sanitarie, chiamate a far fronte all’emergenza Coronavirus.

«E se adattassimo maschere da snorkeling?», chiede il medico. I tecnici della Isinnova ci credono e contattano la Decathlon che a sua volta risponde in modo rapido e positivo, prima consegnando il disegno Cad di quelle maschere e poi – è notizia di queste ore – mettendo a disposizione 10mila maschere easybreath. Maschere a cui serve applicare al posto del banale boccaglio, una valvola che possa poi essere attaccata al respiratore. I tecnici lombardi si mettono al lavoro e constatano subito che... funziona.

La notizia cattiva è che per stampare quei pezzi con una stampante 3D serve tempo: la stampa di ogni singolo pezzo richiede almeno 5 ore per essere pronta.

Da qui la decisione di coinvolgere la rete, una vera e propria chiamata alle armi per i tutti i makers d’Italia, con Reggio Emilia che ha risposto presente. Il risultato? In un paio di giorni sono state donate alla Protezione Civile 500 maschere per respiratori. «Non sono certificate – chiarisce Bombardi – ma possono essere utili in casi di estrema emergenza e per uso compassionevole. Ora sono comunque nelle mani della Protezione civile. Per me – aggiunge – è stato motivo di grande soddisfazione, anche perché mi ha dato la prova che questa squadra diffusa può essere utile anche in altre emergenze. A Reggio, tutti hanno risposto presente: Restart, Impact Hub, Junior Digital School, Ifoa, Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria, Officine Gattaglio. E tanti altri potrebbero rispondere a una eventuale chiamata: penso agli atelier digitali e i nuovi laboratori nelle scuole. Si potrebbe – conclude Bombardi – veramente pensare di costituire una mappa di nodi operativi per una microproduzione diffusa».—

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