Gazzetta di Reggio

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magistrato in prima linea 

«’Ndrangheta alleata della massoneria»

Tiziano Soresina

Gratteri: «I clan sono un blocco unitario e ora entrano nelle logge». Il lato oscuro emerso anche in Aemilia, Pesci e Kyterion

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

In due inquietanti punti Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, ha spiegato cos’è – secondo l’esito delle sue indagini – la ‘ndrangheta oggigiorno.

Va al sodo in un’intervista, pubblicata da Repubblica.

Il magistrato calabrese vuole spazzare via luoghi comuni, sottovalutazione, per far emergere la minaccia dei clan ‘ndranghetisti che si muovono allo stesso modo in Calabria come al Nord.

«Primo, la ‘ndrangheta è un’organizzazione unitaria. Lo hanno stabilito – entra nel merito Gratteri – le grandi famiglie nel ’69 a Montalto e sentenze di poco successive lo mettono nero su bianco, ma l’importanza di quella riunione per molto tempo non è stata colta. Secondo, la rivoluzione della Santa nel 1970 è il vero salto di qualità. Con l’istituzione del grado della Santa – rimarca il procuratore della Repubblica – all’interno della gerarchia mafiosa, si rende possibile la doppia affiliazione, alla ‘ndrangheta e alla massoneria deviata: inizia la crescita dell’organizzazione. Cosa Nostra voleva dettare l’agenda dello Stato scegliendo a viso aperto lo stragismo, la ‘ndrangheta invece lo ha condizionato dall’interno. Mentre i soldi dei sequestri venivano investiti nel narcotraffico, generando milioni di euro, la Santa permetteva ai boss di entrare in logge in cui, secondo i pentiti, c’erano magistrati, forze dell’ordine, alti quadri dello Stato. Questo ha significato rapporti diretti, oltre alla possibilità di usare questi canali per operazioni di riciclaggio. E’ a questo livello che c’è il vero potere oggi – conclude il procuratore capo Gratteri – perché qui si crea il legame con istituzioni, professionisti e politica».

Conferme e riscontri a questa impostazione investigativa sono emersi – più o meno con forza – dalle operazioni antimafia Aemilia, Pesci e Kyterion (e relativi procedimenti, in parte già conclusisi nei tribunali di mezza Italia) che negli ultimi anni hanno aggredito la cosca cutrese Grande Aracri con le sue ramificazioni al Nord, in particolare in Emilia dove l’epicentro è Reggio Emilia, come ha già confermato una sentenza di Cassazione nell’ottobre di due anni fa relativamente agli imputati giudicati con rito abbreviato.

Tre grandi inchieste e come in un puzzle, sono stati rovesciati sul tavolo i vari tasselli da incastrare, in questo caso marchiati massomafia: imprese infiltrate, evasione fiscale, zona grigia e corruzione, pacchetti di voti offerti per condizionare la politica, processi “aggiustabili”, legami massonici.

Il lato oscuro della ‘ndrangheta, anche al Nord. Il puzzle del potere criminale. —

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