Il distretto ceramico ha spento i forni in attesa del via libera
CASALGRANDE
Il Virus ha fatto spegnere i forni nel comprensorio delle ceramiche. Nella sponda reggiana e in quella modenese sono circa 28.000 i dipendenti, senza contare tutto l’indotto di altri migliaia di posti di lavoro che ora sono fermi. Il settore ha fatturato nel 2018 una cifra che si aggira sui sette miliardi di euro e 410 milioni di metri di piastrelle vendute. Nel 2019 i risultati sono stati leggermente inferiori con 409 milioni di piastrelle vendute e un fatturato più o meno in linea. Mercoledì 25 marzo 2020 sarà sicuramente un giorno che verrà ricordato nella storia del distretto perché non si ricordano fermate di massa in questo settore.
La chiusura forzata era nell’aria e negli ultimi dieci giorni lunghe colonne di camion e container proveniente da tutta Europa e mezzo mondo hanno riempito le strade del comprensorio e quello che è successo nei supermercati con l’incetta di beni si è visto nei magazzini delle ceramiche che hanno lavorato incessantemente con lunghi turni giornalieri per spedire le piastrelle ai vari clienti europei e internazionali.
Spedizioni che sono avvenute seguendo al massimo grado le normative di sicurezza sia ministeriali sia quelle interne di ogni stabilimento con gli autisti che non potevano spostarsi dal loro camion e personale della ceramica dotato di guanti e mascherine e vestiti idonei che si occupava di ricevere gli ordini di carico. Il decreto ministeriale parla di fermata fino al 3 aprile, poco più di due settimane con tanto di possibilità di accedere alla cassa integrazione per i dipendenti del settore.
Un aiuto sicuramente per gli imprenditori che però devono tenere conto dei costi fissi e quello del personale nel settore ceramico si aggira su circa il 20%, quindi la speranza per tutti è che con questi giorni di fermo il virus rallenti la sua efficacia e che si riesca poco alla volta a riaccendere i forni e a riaprire i reparti spedizioni prima che il fermo possa causare dei danni irreparabili al sistema economico. —
Paolo Ruini
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