La sfida di chi fa il sostegno «Non lasciare soli i disabili»
REGGIO EMILIA.
A pagare il prezzo più alto in questi tempi sono gli studenti che hanno disabilità cognitive e per i quali la didattica a distanza non è adeguata. «Dall’inizio di questa emergenza - spiega Stefano Bigliardi, referente dell’area ragazzi certificati delle scuole medie dell’istituto Ferrante Gonzaga di Guastalla - ogni insegnante si è attivato per mettersi in contatto con il proprio ragazzo nei modi più disparati. Con gli strumenti formali, come il registro elettronico e le piattaforme istituzionali, fino ad arrivare al semplice telefono, alla mail, persino la buca delle lettere: un docente lascia ogni settimana nella buca del suo ragazzo materiale scolastico, un compito, un esercizio, un libro da leggere, dei giochi … Ma si tratta di una situazione difficile per la scuola italiana che si fonda sul principio dell’inclusione, che in questo momento risulta arduo applicare. Citando Dario Ianes, docente di Pedagogia speciale e co-fondatore Centro Studi Erickson, :“La didattica a distanza aumenta le diseguaglianze. Va bene per tamponare un’emergenza, ma la scuola non è solo apprendimento, è soprattutto relazione. E l’inclusione degli studenti disabili, soprattutto, ha bisogno di questa relazione”. Apprendimento e partecipazione sono “un binomio inscindibile come la doppia elica del Dna”. La partecipazione può realizzarsi solo a scuola in un contesto di apprendimento privilegiato e cooperativo tra pari. La didattica a distanza può essere una soluzione eccezionale e temporanea. La scuola è molto più di questo e la realtà che stiamo vivendo è l’esatto opposto».
Alle medie della Ferrante Gonzaga i ragazzi certificati sono 14. Le esigenze degli studenti sono differenti. « Alcuni riescono a seguire le lezioni a distanza mentre altri no. La didattica a distanza in questo caso non arriva ad abbracciare tutti gli studenti come la scuola, ogni giorno, fa. Gli insegnanti si attivano in molti modi diversi, videochiamate, lezioni registrate, telefonate. Lo sforzo più grosso è quelli di far sentire meno sole le famiglie, abbandonate. Fare sentire loro la vicinanza della scuola mettendosi a disposizione per ricevere una telefonate alla sera, alla domenica, parlare un po’. In questa emergenza sono saltati tutti gli schemi e si fa il possibile. La didattica a distanza potrebbe essere utile, sempre come integrazione alla classe, anche per i ragazzi certificati ma a certe condizioni. Se questo metodo fosse stato sperimentato e i ragazzi fossero già stati abituati, sicuramente si potrebbero ottenere dei benefici. Partendo in corsa è tutto molto più complesso e difficoltoso». Per le famiglie dei disabili questo periodo è ancora più impegnativo del solito. «Alcune famiglie vivono una situazione di sofferenza. Manca il supporto sportivo e molti ragazzi devono fare movimento. Vengono meno alcuni servizi di supporto della neuropsichiatria e manca, naturalmente, anche la scuola». —
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