Tutti protetti alla direttissima domina la paura da Covid-19
REGGIO EMILIA
La paura da contagio contrassegna – in tribunale – anche le direttissime.
Timori che si sono toccati con mano ieri mattina, nella velocissima udienza per l’arresto, mercoledì, del pusher albanese Aldo Arifi da parte dei carabinieri. Tutti, in aula, sono adeguatamente protetti con mascherine e guanti: il giudice Sarah Iusto, il pm Giulia Stignani, l’avvocato difensore Giuseppe Caldarola, il cancelliere Davide De Vita, le forze dell’ordine. Si va veloci, meglio evitare rischi da Covid-19. Il comportamento processuale dell’imputato – pure lui protetto – poi facilita: ammette l’attività di spaccio, dice che fa il cartongessista ma è senza lavoro da dicembre e per mantenere la famiglia (ha moglie e due figli) compra la cocaina, un po’ la consuma e il resto la vende. L’ultimo acquirente benestante arrivato in Jaguar stava pagando 100 euro per 2 dosi di “polvere bianca”. Tariffa non indifferente, ma c’è chi sfida il Coronavirus e i prezzi alti pur di alimentare il vizio. L’albanese sarà processato il 9 luglio e attenderà quella data con l’obbligo di firma in caserma tre volte alla settimana. Udienza finita in pochi minuti, per il sollievo di tutti.
Mercoledì, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni al 112, la centrale operativa dell’Arma ha mandato a Coviolo una pattuglia. Sul posto i carabinieri hanno notato un uomo, con la mascherina, che aspettava nel piazzale del bar chiuso. Poco dopo è arrivata una Jaguar. L'automobilista è sceso ed è stato raggiunto dall'uomo con la mascherina. Nel bel mezzo dello scambio i militari sono intervenuti. Il conducente della Jaguar, un 45enne reggiano, è stato trovato in possesso di due dosi di cocaina appena ricevute dall’albanese 36enne abitante poco lontano. Successivamente i militari hanno accertato che il pusher aveva nelle mutande altre due dosi. La perquisizione in casa, infine, ha portato alla luce 43 dosi di cocaina (24 grammi di droga) già confezionate (una dentro un pacchetto di sigarette riposto nel mobile della cucina e 42 in un astuccio nel mobile della camera da letto), circa 250 euro in contanti (ritenuti provento dello spaccio), un bilancino di precisione con residui di cocaina, 20 ritagli di cellophane del tipo di quello utilizzato per il confezionamento delle dosi. —
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