Coronavirus, l’appello di chi non vede da giorni i genitori anziani ricoverati: «Per favore pensate a come poter fare le videochiamate»
La toccante lettera della nostra lettrice, Caterina Casarini, che ha la madre ricoverata da giorni
Buongiorno, ho mia mamma ricoverata presso la lungodegenza dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova, con diagnosi Covid positivo, la mamma ha la demenza e non riesce a parlare, ma mi riconosce benissimo (quando me l’hanno fatta vedere in struttura dopo il divieto di visite, il 6 marzo alle 14.41, la direttrice ha confermato ciò che anche io ho riscontrato, che mia mamma è diventata tutta rossa in viso e le si sono riempiti gli occhi di lacrime, il giorno successivo guardava il telefono e sorrideva, felice di vedermi).
Ho chiesto in reparto ma le richieste anche per una breve videochat, con un smartphone, mi vengono sempre negate.
Comprendo la risposta del reparto visto che si trovano in una difficile situazione emergenziale, ritengo invece inaccettabile che come azienda non sia stato predisposto un servizio per effettuare almeno ogni tanto una videochiamata con un tablet (come già tanti luoghi di cura fanno) ad esempio di 10 minuti, in modo che mia mamma, come altri degenti ancora coscienti e vigili, possano avere un minimo di contatto con i parenti. Sono sicura che vedermi le darebbe molta forza per affrontare questo difficilissimo momento, in cui anche l’umore incide, come diceva il medico, su un rafforzamento o indebolimento del suo sistema immunitario e quindi la capacità di mamma di combattere il virus.
Mia madre ha iniziato a divenire sintomatica e da ieri, se non sbaglio, le viene somministrato l’ossigeno, ma mi dicono che è ancora cosciente e vigile, quindi sarebbe doveroso, a tutela della salute non solo fisica, ma anche del suo benessere emotivo e psicologico, darle maggiori “armi” per affrontare un periodo così critico, in un ambiente devastante per una persona con demenza, a lei totalmente estraneo con personale doverosamente coperto con dispositivi di protezione personale. Le videochiamate potrebbero togliere mia madre, e chi come lei, da un isolamento mortificante e molto probabilmente dannoso per il loro stato psico-fisico.
Mia madre ed io siamo legatissime ed io non la vedo dal 16 marzo. Non essendo in grado di tenere in mano il tablet si tratterebbe di appoggiarlo sul comodino rivolto verso di lei, rispondendo solo alla chiamata e poi lasciarlo andare, finché non riattacco.
Sono disperata, ho paura di non rivedere più mia madre che ovviamente è molto debole e fragile, credo che per una struttura grande come il Santa Maria Nuova sia davvero un accorgimento che si può mettere in atto con poco impegno e molta soddisfazione di pazienti e parenti. Per favore qualcuno mi aiuti... ho paura di non rivederla mai più..
Oltre alla malattia della mamma, ferisce il fatto che già la struttura ci centellinava le videochat che erano quindi un evento rarissimo. Scriverò anche ad Asl e Regione auspicando in un accoglimento della presente nel più breve tempo possibile.
Caterina Casarini, lettrice della Gazzetta di Reggio
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