Gazzetta di Reggio

Reggio

LA POLEMICA 

Uffici postali chiusi nei giorni delle pensioni

Adriano Arati

Proteste in alcuni paesi della montagna reggiana L’assessore Mammi: «Assurdo, cercherò di farli riaprire»

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REGGIO EMILIA

«Gli uffici postali nel Crinale? Cercherò di farli riaprire». Anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, prova a intervenire per risolvere una questione sempre più sentita nelle zone rurali reggiane, in montagna ma non solo: l’accesso agli uffici postali. Mammi parte dalla segnalazione fatta dal sindaco di Villa Minozzo, Elio Ivo Sassi: anche nei giorni di consegna delle pensioni, gli sportelli postali di Asta e Gazzano sono rimasti chiusi e tutti gli utenti hanno dovuto rivolgersi all’ufficio del capoluogo. Molti anziani sono abituati a ritirare le pensioni in contanti, per evitare intasamenti Poste Italiane e Governo hanno provveduto a spalmare la distribuzione su vari giorni, anticipando pure i versamenti, così da ridurre gli assembramenti.

A Villa Minozzo è rimasto attivo solo il presidio del capoluogo, quelli di Asta e Gazzano al momento non sono operativi, e così tutti i pensionati hanno dovuto raggiungere il paese principale per avere la propria mensilità. Visto che si parla di un territorio vastissimo, con una popolazione anziana numerosa e con vie non sempre semplici da affrontare, il disagio ha pesato non poco. Inoltre, sempre a Villa, alcuni istituti bancari hanno sospeso le operazioni, rimandando al bancomat per molte manovre. Ma per un utente di età elevata, possono esserci problemi di “accesso”. Sempre in Appennino, anche nel comune di Ventasso, vi è un solo ufficio postale aperto, a Busana. Nei giorni delle pensioni, però, è stato riattivato anche Ligonchio, mentre Ramiseto è rimasto chiuso, con qualche malumore. «In un momento così difficile per tutto il Paese occorre uno sforzo da parte di coloro che hanno responsabilità pubbliche. Enti, aziende e individui. Per questo ritengo sia stato un errore chiudere gli uffici postali di Asta e Gazzano proprio nel periodo di ritiro delle pensioni», sottolinea ora Mammi, unico componente reggiano della giunta regionale.

L’assessore si considera coinvolto in prima persona, per la tipologia di pensionati, persone che hanno nella rata mensile «l’unica fonte di reddito dopo una vita dedicata al lavoro, in molti casi agricolo». E ora? Si punta a cambiare le cose, coinvolgendo la Protezione Civile per garantire la sicurezza a operatori e utenti: «Come amministratore della Regione, mi attiverò per capire cosa è accaduto e soprattutto m’impegnerò per fare in modo che riaprano. Naturalmente la riapertura deve garantire anche la massima sicurezza per chi vi lavora e da questo punto di vista mi rendo disponibile, se fosse necessario, a relazionarmi con la Protezione civile affinché vengano assegnati i necessari dispositivi di protezione».

A ogni modo, qualcosa va fatto, soprattutto in aree poco abitate e con parecchi residenti anziani. Zone in cui la presenza pubblica è sempre più ridotta: «Non possiamo permetterci, in un momento come questo, di chiudere questi presidi nella nostra Montagna che già soffre i problemi dello spopolamento e ha una popolazione molto anziana a livello anagrafico. Discorso che vale per tutto il territorio montano». —





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