Il gelo distrugge la frutticultura Danni per 130 milioni di euro
Quasi totalmente compromessi i raccolti reggiani di pesche, albicocche e susine Ora si temono danni anche a posteriori, nella fase di formazione della frutta
REGGIO EMILIA
All’inizio di questa settimana le gelate tardive hanno provocato danni enormi alla frutticoltura della nostra regione, già gravemente ferita l’anno scorso dalla cimice asiatica. Lunedì e soprattutto martedì il termometro è sceso sotto lo zero quasi ovunque anche in pianura e vi è rimasto in alcuni casi per dodici ore consecutive, con punte di meno 5 e meno 6 nella bassa.
Le conseguenze più pesanti si sono prodotte nelle province centro-orientali, compresa marginalmente la nostra, nelle quali i frutteti caratterizzano il paesaggio agrario della pianura.
Confafricoltura stima che si siano persi gran parte del raccolto delle drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio) e almeno il trenta per cento delle pomacee (pero e melo). A suo parere si possono valutare in oltre 130 milioni i danni complessivi derivanti dalla mancata occupazione, cioè dalla perdita di giornate di lavoro nelle aziende agricole e in quelle dell’indotto che si occupano del confezionamento e della commercializzazione della frutta: 37 milioni di euro nel comparto albicocche, 78 milioni nelle pesche e nettarine, 12 nelle susine e 3 nelle ciliegie.
Nel territorio reggiano sono colpiti principalmente i comuni confinanti con il modenese, dove si coltivano soprattutto pere, ma non mancano piccole aziende con una produzione di frutta diversificata. In queste due province, secondo Confagricoltura, è quasi totalmente perduto il raccolto di pesche, albicocche e susine cino-giapponesi, mentre sono da verificare le ripercussioni del gelo sulle varietà europee di susino. Le pere delle varietà Abate Fetel e William rosso sono state danneggiate nella parte bassa della pianta, dove si stima il 30% di prodotto in meno.
Si temono danni anche a posteriori nella fase di formazione del frutto, che ne precluderebbero la commercializzazione. Anche le ciliegie hanno subito una batosta, visto che a Vignola il termometro è sceso a meno 3,3 gradi.
Le cose sono andate decisamente male per le precoci e medio-precoci, mentre bisogna ancora valutare l’effetto sulle tardive.
Gli sbalzi termici si sono fatti sentire perfino nelle coltivazioni di fragole sotto serra. In genere la vite è stata risparmiata, ma si nutrono timori per i vitigni della zona pedecollinare, dove la ripresa vegetativa è anticipata. Sono certi, peraltro, i danni arrecati ai nuovi impianti viticoli.
Albano Bergami, presidente della sezione frutticola di Confagricoltura Emilia Romagna, sottolinea i danni significativi provocati alle varietà di mele maggiormente coltivate nel nostro bacino produttivo, mentre la pericoltura è stata danneggiata in particolar modo nelle varietà Fetel, William e Santa Maria nella parte inferiore della pianta. —
Luciano Salsi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
