«Una task force per rimpatriarli I più preoccupati erano i genitori»
REGGIO EMILIA
Sono rientrati a casa giovedì scorso e stanno tutti bene – sebbene siano in isolamento anche rispetto alle loro famiglie, chiusi in camera, una quarantena individuale della durata di 14 giorni prescritta dall’Ausl – i dodici studenti Erasmus, metà dei quali reggiani, che dal 15 gennaio si trovavano alla Coruña, in Galizia, dove avrebbero dovuto trascorrere cinque mesi per un’esperienza di tirocinio professionale nell’ambito del progetto Erasmus+Movet, finanziato dalla Ue e promosso dalla Provincia di Reggio in collaborazione con la Fondazione E35.
A seguire questa partita a distanza, per conto della Fondazione, è stato Martino Soragni. «Sono tutti neodiplomati, usciti da meno di un anno dalle Superiori, che avrebbero dovuto fare un’esperienza di formazione professionale in Spagna. Selezionati in dicembre, provengono anche da altre regioni perché la Provincia ha indetto un bando nazionale dal titolo Movet, non settoriale, tarando i tirocini sui profili dei partecipanti: hotel, negozi, uffici, relazioni con il pubblico».
«Abbiamo iniziato a monitorare la situazione quando il contagio si è aggravato in Italia e in Spagna ancora non lo era; abbiamo avuto questo vantaggio temporale, per così dire, oltre al fatto che la Galizia è una regione poco colpita rispetto all’epicentro Madrid – spiega Soragni – In una prima fase, tre settimane fa, abbiamo dato la possibilità a chi non se la sentiva di proseguire il progetto di rientrare a spese della Provincia, quando ancora non c’erano le restrizioni dei voli: sono tornati in tre su 15. Quando la situazione è precipitata anche in Spagna, e soprattutto è scattata la chiusura dei voli, abbiamo preso la decisione unilaterale di sospendere il progetto».
È stata contattata l’Ambasciata in Spagna, che ha fornito i voli che la Farnesina sta organizzando per il rimpatrio degli italiani all’estero. «I voli coprivano solo la tratta Madrid-Roma, quindi abbiamo dovuto organizzare il trasferimento dalla Coruna a Madrid (6 ore di bus privato in collaborazione col nostro partner spagnolo Integra) e poi il transfer privato con l’azienda reggiana di trasporti Borghi Viaggi, da Roma alle diverse province di residenza: altre 6 ore verso Perugia, Firenze, Reggio e Verona».
Se si aggiungono le lunghe procedure di controlli nell’aeroporto di arrivo e in quello di partenza, si è trattato di un viaggio lunghissimo, iniziato all’alba e durato quasi 24 ore. «Gli ultimi ragazzi sono arrivati a Verona alle 3 di notte. A Reggio ci siamo coordinati con la prefettura, ottenendo la documentazione necessaria, e avvisando che solo un familiare poteva andarli a prendere nel punto concordato con il bus».
Più che i giovani, prosegue Soragni, «erano preoccupati i genitori. I ragazzi sarebbero rimasti, anche se erano già confinati in casa da due settimane in seguito alle scelte del governo spagnolo e a quel punto è venuto meno la finalità formativa. È stata una grossa delusione per loro anche perché erano là da due mesi, avevano già legato come gruppo ed erano entrati nel vivo del tirocinio. Ora il progetto è stato sospeso e, qualora ci fossero ancora le condizioni per viaggiare, i ragazzi potranno terminare lo stage alle stesse condizioni. Ma si valuterà tra mesi». —
am.p.
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