Gazzetta di Reggio

Reggio

Addio a Lisetta 

«Ho visto la mamma il 18 marzo... non potrò mai più abbracciarla»

Chiara Cabassa

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

«L’ultima volta che l’ho vista è stato il 18 marzo. E non potrò neppure salutarla. È capitato a tanti in questo periodo buio. Ed ora è accaduto anche a me». Natalia Maramotti, ex consigliera comunale e attuale presidente di Destinazione Turistica Emilia, sabato ha perso la mamma. Lisetta Artoni se n’è andata a 98 anni in un letto di Villa Verde. I familiari hanno ricevuto quella telefonata che nessuno di noi vorrebbe mai ricevere. Ma oggi è diverso.

Oggi non puoi prendere l’auto con il cuore che batte come mai lo hai sentito fare prima e le lacrime che ti offuscano lo sguardo... per raggiungere la tua mamma, e accarezzarla per l’ultima volta. Non si può.

«Quello che ho vissuto io l’hanno vissuto in tanti – riflette Natalia Maramotti –. Non potere vedere una madre, un padre, un parente per l’ultima volta è terribile. È come vedere sfumare qualsiasi relazione. Essere espropriati dei rapporti personale. Giri per casa, con il tuo dolore, e devi delegare ogni cosa. Mentre cerchi di convincerti che hai perso la tua mamma». I pensieri allora si intrecciano in un presente che profuma di passato: «Penso anche che se ne sta andando, tutta insieme, una generazione di persone che hanno combattuto guerre, affrontato fatiche immani, patito la fame. Persone forti. Come era forte mia madre e le donne che sono vissute nella stessa epoca. Ho davanti a me una donna con un carattere d’acciaio che ha superato grandi difficoltà e ogni volta si è rialzata più forte di prima. Classe 1921, ha conosciuto la guerra, ha visto un fratello partire per un campo di concentramento... e trentadue anni fa è rimasta vedova». E ancora: «È cresciuta con l’educazione di un padre carpentiere-cooperatore, socialista sfegatato, la foto in salotto di Camillo Prampolini che nascose in solaio quando arrivò il fascismo. Questa è anche l’educazione che ho avuto da mia madre, quella di una generazione che non aveva potuto studiare ma aveva tanta voglia di conoscere, sapere, capire. La mamma mi raccontava che suo padre, con i compagni di lavoro, alla domenica comprava il giornale: poi, durante la settimana, ognuno poteva tenerlo un giorno, e doveva leggerlo. Perché bisognava essere informati».

Ma Natalia, in questo momento di dolore, non dimentica quanti a Villa Verde sono stati vicino a mamma Lisetta: «A partire dalla competenza e dall’umanità del dottor Marchesi e di tutti gli operatori che ho conosciuto. Anche quando mi hanno detto, al telefono, che non sarei più potuta andarla a trovare... lo hanno fatto con estremo tatto. Così come le altre chiamate... era come se cercassero, in una situazione nuova quanto drammatica, di sostituirsi ai parenti. Tutto questo è auspicabile, certo, ma non scontato». —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google