Il suo coach: «Gran tiratore con una parabola altissima»
REGGIO EMILIA
Per lungo tempo il basket per Matteo Bigliardi non è stato solo l’immancabile tifo organizzato al PalaBigi, perché quella grande passione per la palla a spicchi l’aveva maturata sin da bambino, come cestista all’interno della società Us Reggio Emilia/Arti Grafiche. Era partito dal minibasket per arrivare fino agli Juniores, con tanto di titolo provinciale vinto nella stagione 1999-2000 agli ordini del coach Fabio Guglielmi, che non nasconde alla Gazzetta la commozione per la morte del suo ex giocatore: «Matteo è sempre stato un ragazzo affabile, sorridente, aveva una parola per tutti. Come cestista una sua caratteristica era il tiro da tre punti dall’angolo, con una parabola altissima che quasi toccava il soffitto. Ricordo la sua soddisfazione per l’aver agguantato quell’anno il titolo provinciale, che ci permise poi di approdare alla fase regionale».
Il tecnico in queste ore di dolore è in contatto con altri compagni di squadra di “Patata” (Francesco Manari, Marco Paterlini, Marco Salami, Nicola Mazzacani, i fratelli Alberto e Matteo Ferrari, Marco Torreggiani) e fioccano i ricordi in campo, quelli da spogliatoio, spuntano anche alcune fotografie (relative alla trafila giovanile nel vivaio cittadino) e ciò che, nei discorsi, è rimasto impresso dei giorni trascorsi insieme in gioventù in un ritiro prestagionale a Madonna di Campiglio. Vivacità, urla, stravaganze, scherzi, canestri ed esultanze indimenticabili. Un personaggio, a modo suo, diventato conosciuto in tutte le palestre reggiane. Il padre lo seguiva sempre nelle partite, condivideva la passione del figlio.
Fra chi guida le Arti Grafiche c’è sofferenza, perché Matteo era entrato nel cuore di tutti: «Nel nostro ambiente si è sempre trovato bene, ha giocato per tanti anni con la nostra maglia – spiega l’avvocato Helmut Bartolini, dirigente nonché allenatore all’interno della società cestistica – ed è rimasta epica la sua prodezza in una festa di fine anno sportivo. Nella gara del tiro da tre punti riuscì infatti ad eliminare Ezio Burani, un tiratore piuttosto quotato all’interno del club. Matteo era orgoglioso di un exploit simile. Buono e generoso, non lo dimenticheremo».
Dal giugno 2018 era stato assunto come operaio dalla cooperativa sociale L’Ovile. Lavorava nel laboratorio di assemblaggio, prima nella struttura a Rubiera e poi il trasferimento a Mancasale. L’ultimo contatto telefonico con la coop sociale l’ha avuto il 16 marzo scorso: era già ricoverato da un giorno in ospedale, non stava bene. Al lavoro i responsabili sapevano dei seri problemi di salute e che le sue condizioni erano diventate a rischio: la malattia gli era stata diagnosticata da non molto. Dopo quella telefonata, solo silenzio. Domenica la morte. «Siamo sconcertati, Matteo era una persona gioviale – raccontano alla cooperativa sociale – molto positiva, sorridente. È un duro colpo per tutti noi». —
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