Coronavirus, le testimonianze: «Noi, camionisti al volante per rifornirvi di alimenti»
Strade deserte, consegne nei magazzini evitando i contatti e difficoltà nei viaggi. Le testimonianze di Lodesani e Atp, aziende reggiane di trasporto e logistica
REGGIO EMILIA. Da un lato la consapevolezza di essere dei privilegiati, dall’altra la solitudine di guidare in strade deserte. Sono le percezioni ambivalenti dei camionisti che riforniscono la Gdo, la grande distribuzione organizzata: gli unici indaffarati e impegnati a tempo pieno affinché non manchi nulla al settore alimentare.
«Ci consideriamo dei privilegiati, sia rispetto alla situazione generale sia rispetto al nostro settore, quello dei trasporti, dove chi operava su altre tipologie merceologiche è del fermo», ha esordito Marco Lodesani, titolare della Lodesani Trasporti, ditta con sede ad Albinea e Bibbiano e con una trentina di mezzi, socio Transcoop e membro del direttivo Fita-Cna. Lodesani ha sempre servito i supermercati (Coop, Conad, Realco).
«Riforniamo la logistica dell’intera Conad, da Modena e Piacenza; i surgelati a Brescia e Bergamo, dove i miei autisti hanno visto i militari; più altri settori di prodotti a temperatura controllata (ad esempio derivati delle uova per Bauli, Balocco e l’industria dolciaria), ma per questi ultimi la situazione è più tranquilla e anzi il trend è in diminuzione».
Pure per la Gdo, secondo Lodesani, non è superlavoro. «La Gdo è sotto pressione a causa dell’accaparramento di generi alimentari, anche se negli ultimi cinque giorni la morsa si è allentata. Forse la gente ha realizzato che non ci sono problemi di approvvigionamento: i prodotti ci sono tutti». La giornata tipo per i camionisti inizia alle 3 del mattino e finisce verso le 15.
«Si fa un primo giro per il reparto fresco (frutta e verdura) e si completa in un secondo tempo con bevande e altri prodotti meno deperibili. Quando si arriva nei magazzini devi stare attento a non entrare a contatto con nessuno: scarichi in autonomia, ti lasciano le bolle firmate a distanza e nessun dialogo. Inizialmente abbiamo avuto difficoltà con i committenti (con alcuni abbiamo dovuto discutere) perché non concedevano la possibilità ai nostri trasportatori di usare i bagni o di prendere un caffè: ora però la situazione è migliorata, c’è più educazione e disciplina, i committenti hanno capito che il nostro servizio di logistica è essenziale quanto il loro. La Gdo ci è venuta incontro e ci lascia un servizio igienico dedicato e la possibilità di usare i distributori automatici delle macchinette».
Per quanto riguarda le ore passate al volante Lodesani ha aggiunto: «Io personalmente viaggio soprattutto in regione e devo dire che è un vantaggio non dover fare i conti con il traffico e con i ritardi di consegna di prima: le strade sono deserte, ci si mette la metà del tempo. È davvero un relax».
La pensa in modo diametralmente opposto Saverio Brutto, che con Atp, la sua ditta di trasporti di frutta e carne con sede in via Meuccio Ruini, ha sottolineato il senso di solitudine. «Si viaggia da Dio, ma allo stesso tempo essere soli sulla strada fa impressione: è come guidare sulle highway in America, io non ci sono mai stato ma mi hanno detto che è così, ore e ore al volante in solitaria. Di notte poi è ancora peggio: se succede qualcosa sei da solo. Prima quando vedevo la polizia temevo controlli o noie di vario tipo, ora sono talmente grato di incrociarli che suono e loro ti salutano. Ieri mattina sono andato a Parma: da Parma a Reggio non ho trovato un locale aperto, niente caffè. Guido da quindici anni e questa non è vita. Preferisco il traffico, non l’avrei mai creduto ma ne ho quasi nostalgia: così mi viene la depressione».
E, se il percorso è più breve, i tempi di scarico si sono allungati. «La Gdo è in difficoltà perché manca il personale all’interno dei depositi. Se prima ti davano una mano, ora devi fare in autonomia con volumi di merce maggiori. Perciò se prima ci mettevo due ore a scaricare ora ce ne metto quattro».
Inoltre il camionista di professione deve fare i conti con la necessità di soste fisiologiche. «Ci hanno detto che è meglio evitare i bagni pubblici: ma l’autogrill è spesso l’unica scelta, almeno lì le toilette vengono disinfettate. Personalmente, avendo paura del virus, preferisco aspettare di tornare a casa. Spero che finisca presto, questo è un dramma».
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